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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffusa in varie regioni d'Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.
News
  • 09 / 08 / 2024
    Agosto 2024
    Edvige Terenghi, amministratrice centrale, visita i gruppi in Mozambico.... Continua
  • 09 / 08 / 2024
    Agosto de 2024
    Edvige Terenghi, administradora central, visita os grupos em Moçambique.... Continua
  • 09 / 08 / 2024
    Agosto de 2024
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  • 09 / 08 / 2024
    19 ottobre 2024
    Assemblea italiana, in presenza, a Bologna, e in collegamento online... Continua
questo è il mio posto
 
Intervista a Giannina Cereda Uno sguardo alla tua vita: presentati … la tua famiglia … le tue prime esperienze … l’ambiente dove hai vissuto … il tuo lavoro … ecc. Mi chiamo Giannina Cereda di anni 80 di cui 55 nella CM. Sono nata a Concorezzo (Mi). La mia famiglia composta di mamma e papa e otto fratelli, io sono la quarta. Situazione familiare semplice e umile, solo il papà lavorava in una ditta dove si faceva l’olio non commestibile. In quel tempo non avevamo la possibilità di studiare, finita la quinta classe si cercava un lavoro. Io sono entrata in una fabbrica di tessitura a 13 anni. Ho imparato a far funzionare le macchine che facevano l’elastico e il grogrè; ne avevo 50 da guardare, sono rimasta 14 anni. Era un lavoro semplice ma che esigeva molta attenzione. Facevo i turni dalle ore 6 alle 14, e dalle 14 alle 22. Frequentavo la parrocchia, l’oratorio, la catechesi e attività varie. Alla domenica avevo la responsabilità della Buona Stampa, si andava nelle famiglie a portare le riviste o i giornali, quelli che le famiglie avevano già prenotato. Avevo formato un gruppo di giovani che mi aiutavano dopo la messa a fare questo lavoro. Anch’io andavo, suonavo i campanelli mi accoglievano e alcune volte mi offrivano qualche cosa, e intanto si chiacchierava e si dialogava, ci confidavano qualche loro preoccupazione, difficoltà del momento e cosi via. Era bello quando ti confidavano i loro problemi dopo li vedevi sorridere e ti ringraziavano. Poi mi riunivo con le giovani per sentire se avevano incontrato qualche difficoltà. Come è nata la tua vocazione: come è nata? Perché nella Compagnia Missionaria? La tua partenza per il Mozambico e rientro in Italia … Il desiderio di una consacrazione la vivevo dentro di me da molto tempo , ma era un segreto mio. Avevo un gruppo di amiche con le quali lavoravo sia nella parrocchia che all’oratorio. Partecipavamo agli incontri di formazione dell’Azione cattolica e tutti gli anni nel tempo delle vacanze si frequentava un corso di Esercizi Spirituali. Alcune di queste amiche presero la loro decisione e chi da una parte e chi dall’altra entravano in convento e si realizzavano. La mia non decisione era che non volevo la divisa e il velo. Dopo un certo tempo andai a trovarle nelle loro case e a vederle tutte contente e gioiose chiedevo se era vero quello che vedevo. Mi invitarono a fare questa esperienza, avevano capito che ero interessata a questa vita ma non sapevano la mia difficoltà. Dopo queste visite dicevo sempre di no, non è questo il mio posto. Una domenica mentre stavo facendo il lavoro della buona stampa, si sono presentate due signorine che mi invitavano ad andare con loro nelle famiglie per far conoscere la loro rivista. Mentre andavamo da una casa e all’altra si dialogava per una conoscenza reciproca. Ci siamo presentate e loro erano due missionarie che abitavano a Bologna. Da li è nata una certa curiosità nel sapere che cosa facevano. Siamo state assieme fino a mezzogiorno, prima di lasciarci mi hanno invitata a Bologna, per saperne di più. Subito ho detto di no, perché per me Bologna sembrava alla fine del mondo. Ma dentro di me era nato qualcosa. Abbiamo incominciato a scriverci ed ho dialogato con il mio direttore spirituale. Poi è arrivato il giorno nel quale mi sono decisa a prendere il treno e ad andare a Bologna. Ricordo che quando sono arrivata sul cancello della casa ed ancora non conoscevo niente, mi sono detta, questo è il mio posto. Li ho sentito la voce del Signore che mi dava forza e serenità. Non è stato facile comunicarlo anche alla mia famiglia che sarei andata a Bologna in un Istituto Secolare. Ancora non si conosceva chi erano che cosa facevano … un po’ alla volta si sono convinti e, prima di decidere il posto ho portato l miei genitori a Bologna per vedere il luogo. Anche loro, dopo aver parlato con i responsabili mi hanno detto “è questo quello che hai scelto, vai” e da lì ho cominciato la mia preparazione. Da quando ho conosciuto le missionarie e la mia partenza definitiva per Bologna è passato un anno. Entrata nella Compagnia Missionaria ho ripreso in mano i libri dopo 13 anni … poi ho fatto un Corso di Economia Domestica e Cucina. Nel frattempo, lavoravo in casa, in segreteria per la spedizione del nostro giornalino. Portavo nel mio cuore il desiderio di fare un’esperienza in missione. Passavano gli anni e l’Africa era sempre lontana. Poi mi sono convinta che anche stando in casa compiendo le attività giornaliere ero missionaria ugualmente. Un bel giorno, parlando con la Presidente, ho detto. “Quest’anno compio 50 anni o parto ora o non ci vado più”. Lei mi ha guardata e mi ha detto: “Scrivi la domanda”. Così è stato. La mia partenza per il Mozambico è avvenuta il 6 maggio 1990. Sono arrivata a Maputo (la capitale) quando c’era ancora la guerra; girando per la città si vedevano molti negozi ma tutti vuoti. Tante persone anziane che chiedevano qualche cosa, in particolare, da mangiare. Quando si arriva in missione normalmente si impiega un po’ di tempo per conoscere l’ambiente ed il contesto di vita. Dopo ho iniziato a lavorare nella Caritas Parrocchiale “Nossa Senhora das Vitorias” facendo visita agli ammalati ed alle famiglie assieme ad altri collaboratori. Dopo sono stata invitata ad un incontro della Caritas Diocesana dove mi hanno fatto tre proposte: lavorare con gli ammalati, con le famiglie povere e con i ragazzi di strada. Con la Caritas Parrocchiale abbiamo deciso di dedicarci ai ragazzi di strada. La prima cosa che abbiamo preparato nel giardino della parrocchia sono state due grandi stufe di argilla per preparare un pasto al giorno per questi ragazzi. I collaboratori che conoscevano la situazione di povertà hanno individuato i ragazzi da accogliere. Si è iniziato con circa 80 ragazzi che pian piano sono diventati un centinaio e più. Questa distribuzione era fatta dal lunedì al venerdì perché il sabato e la domenica gli ambienti erano occupati dalle persone che frequentavano la catechesi e la preparazione delle celebrazioni domenicali. Questa attività è durata per alcuni anni. Insieme agli altri collaboratori si è pensato di offrire ai ragazzi che frequentavano la mensa, dei corsi di alfabetizzazione e scolarizzazione dalla sesta all’ottava classe. Con la fine della guerra molte famiglie e ragazzi sono potuti rientrare nelle loro terre di origine e non c’era più l’esigenza di continuare la mensa ma era diventata più urgente una preparazione culturale. Il luogo dove svolgevamo queste attività iniziava a diventare piccolo e stretto per cui si è cercato un terreno per costruire una Scuola Comunitaria. Si è iniziata la costruzione nel 1995 e, con l’aiuto della Provvidenza e di tante persone generose si è riuscite a inaugurare la Scuola nel 1997 ed iniziare le lezioni dalla sesta alla nona. In seguito si è arrivate fino alla dodicesima classe (il nostro Liceo). Si sono utilizzati gli spazi della scuola anche per corsi di Inglese e computer. Si sono messe a disposizione della parrocchia nei fine settimana le sale per catechesi, incontri formativi e per le riunioni del Consiglio Pastorale ecc. Dopo quasi trent’anni di Africa sono ritornata in Italia. Mi hanno richiamata per collaborare a fare assistenza ad una missionaria anziana con problemi di memoria e per collaborare nel lavoro a Monguelfo. Quando si ritorna dalle missioni dopo tanti anni, è difficile trovare un inserimento nel nuovo ambiente, se poi c’è l’età avanzata e qualche problema di salute … Io ho dato la mia disponibilità a Dio e alla CM ma è limitata perché sto sentendo che le mie forze sono diminuite con qualche acciacco in più. Attualmente quali sono le sfide che ti sembrano più importanti per la tua vita e per la vita della CM? Dove vedi fragilità e dove potenzialità? In questo periodo sento fortemente il desiderio di una formazione permanente umana e spirituale che alimenti la mia e la nostra vita. La preghiera rimane sempre un punto importante. Rimane la nostalgia per le liturgie africane e il desiderio di continuare a coltivare alcune relazioni con le persone. Vedo la fragilità nel partecipare agli incontri o nel coltivare relazioni in questo periodo della pandemia che limita molto. Le potenzialità le vedo nella vivacità dei gruppi CM nei vari Paesi del Sud del Mondo e nella Organizzazione di Volontariato Guardare Lontano che sta aiutando tante situazioni di persone in difficoltà. Parliamo molto di comunione e missione. Come declineresti concretamente questi aspetti importanti per noi membri CM. Non è facile vivere concretamente la nostra comunione per vari motivi ma siamo chiamate anche dal nostro Statuto a continuare a costruire e ricostruire con il perdono reciproco la comunione perché la missione parte per primo dalla comunione tra di noi. E’ importante mantenere la fiducia e la speranza che solo con la comunione in Dio e, come dice Papa Francesco, se crediamo che siamo continuamente perdonati (misericordiati), siamo chiamate ad essere misericordiose tra di noi. Chiesa in uscita e periferie esistenziali … pandemia …: come possiamo declinare concretamente i suggerimenti che ci vengono dal Magistero di Papa Francesco? La mia vita missionaria in Africa – Mozambico, a Maputo è stata contrassegnata da un servizio alle persone delle periferie esistenziali ed a una chiesa uscita e questo è stato un grande dono per me e per noi della CM. La continuità di quel servizio è passato ora nelle mani delle mozambicane che danno continuità a ciò che abbiamo iniziato. Dove trovi la forza per continuare questa tua missione? Nella preghiera. Il nostro Statuto al n. 64 dice che: “la preghiera è un dialogo di amore con Dio … e resta un mistero vitale che ci interpella”. Il n. 67 dice che: “anche se siamo immerse in una intensa attività dobbiamo saper trovare spazi di preghiera che ci aiutano a rimanere in comunione con Cristo”. Nella comunione. E’ un altro valore da vivere assieme per essere portatrici di solidarietà, condivisione in mezzo ai fratelli e alle sorelle. Voglio dire il mio grazie al Signore per la chiamata alla vita di consacrazione nella CM.
una vita... un cammino
 
Intervista a Albina Pinho Bina puoi presentarti ,  raccontaci  la tua vita..la tua storia? Sono nata nel mese di marzo del 1956, in un piccolo paesino chiamato Santo Tirso del comune di Porto (Portogallo) in una famiglia con sette figli. Mi sento benedetta per essere nata in una famiglia umile, semplice e cristiana, molto impegnata nel lavoro e nelle cose più semplici della vita quotidiana. Il lavoro nei campi era l’occupazione giornaliera de miei genitori e dei fratelli maggiori. Da qui veniva il sostegno per la casa e per tutto quanto era necessario per vivere. Dopo aver terminato il quarto anno di scuola elementare chiesi ai miei genitori di imparare a cucire. Loro mi diedero il permesso e così cominciai un percorso di vita diverso da quello dei miei fratelli e da quanto era normale svolgere in quel tempo. Eravamo negli anni sessanta. Sono stata educata in una famiglia cattolica praticante e i miei genitori, pur avendo tanto lavoro, accettavano con molta disponibilità di collaborare alle attività della parrocchia. Avevo diciotto anni quando, avendo ormai un po’di preparazione nell’ambito del cucito, riuscii a trovare lavoro in un fabbrica di confezioni, vicino a casa mia. Questo mi diede la possibilità di apprendere altre cose e di entrare meglio in questo campo ormai già industrializzato. Dopo sei anni cambiai di nuovo inserendomi in un'altra industria dove mi affidarono la responsabilità di insegnare il lavoro a sessanta donne. Questo fu un incarico molto serio e impegnativo perché dovetti affrontare diverse sfide come: difendere le mie colleghe quando i responsabili del settore esigevano una forte produzione e il poco tempo a disposizione non lo consentiva, richiedere un salario giusto, uguale per tutti, pagare onestamente le ore straordinarie, ecc. Sono stati due anni di grande impegno e fatica, soprattutto per chi come me, non aveva grande esperienza del mercato di lavoro, ma è stato anche un tempo in cui ho conosciuto meglio come i lavoratori venivano sfruttati, soprattutto in questo settore che aveva come unico obiettivo il lucro. Dopo due anni mi sono licenziata e rimasi a casa per cinque mesi. Ripresi poi il lavoro in un laboratorio di alta moda, lavorando per venti anni. Questo ambiente è stato molto importante per me perché ho imparato molte cose nuove. Inoltre, in poco tempo da laboratorio si trasformò in fabbrica sviluppandosi sempre più. L’obiettivo era quello di entrare nel mercato internazionale con il miglior prodotto nel campo classico. Tutto questo si è riusciti a realizzarlo attraverso una equipe, collaborando e aiutandosi in maniera molto positiva. Il mio lavoro consisteva nel realizzare modelli per presentarli poi come collezioni. Un lavoro che esigeva molto, però sono sempre riuscita a dare risposte giuste attraverso l’esperienza che avevo e anche perfezionando quanto già sapevo; mi piaceva molto! Anche il clima tra noi era molto buono sia nelle relazioni con le colleghe sia con chi ci guidava. La responsabilità cresceva ma mi dicevo: responsabilità ed impegno stanno bene insieme! E’ stato un periodo intenso e ho trovato tempo anche per studiare un po’alla sera dopo il lavoro. Dopo venti anni presi la decisione di continuare a lavorare in proprio rimanendo a casa mia, anche perché mio padre cominciava ad avere problemi di salute e di età. In seguito hai scelto la CM. Come ha reagito la tua famiglia? Questa avventura così svariata e allo stesso tempo impegnativa mi portò a riflettere sulla mia vita: cosa fare, cosa scegliere? A livello vocazionale sentivo l’esigenza di una scelta diversa dalle solite: matrimonio, il convento, non avevo chiaro cosa scegliere. In quel periodo della mia vita avevo trascorso alcuni anni senza svolgere attività nella parrocchia. Ripresi quindi i contatti: mi inserii nel coro e nella catechesi dove conobbi Laura, missionaria del gruppo di Porto. Un giorno, mi invitò a casa della Compagnia Missionaria dove conobbi Lucia Correia e Teresa Castro. Subito dal primo contatto con loro mi sono sentita a mio agio, come fossi a casa mia. Nonostante questa impressione e in seguito pur frequentandole non capivo bene ancora cosa fosse la CM, l’Istituto secolare…Ricordo che ci volle del tempo prima di scoprire che, forse era questo il luogo che cercavo per la mia vita futura. In seguito, ho cominciato a partecipare ai loro ritiri, a capire di più la loro realtà soprattutto cosa voleva dire laica consacrata dentro il mondo, tutte cose a me nuove. Il tempo passava e questo accresceva in me la volontà di donarmi a una vita di servizio nella chiesa e nel mondo. Capivo che questo era quanto cercavo. Dio mi veniva incontro come un Padre provvidente, presentandomi diversi cammini. Nel frattempo, scoprivo anche alcuni segni che rafforzavano la mia decisione: la devozione al Sacro Cuore di Gesù che mia mamma aveva trasmesso a tutta la nostra famiglia, il gruppo della CM che mi faceva sentire in casa, lo stile di vita sobrio che vivevano, sapere che c’erano missionarie anche in Africa. Questo era il sogno che avevo fin da piccola e che ancora desideravo realizzare. La vita è piena di sfide, una dovevo assolutamente affrontare: comunicare alla mia famiglia la decisione che stavo per prendere. Non fu facile, soprattutto far capire loro che la mia scelta non era il convento, ma un modo nuovo di vivere la consacrazione nel mondo. Sono stati momenti di prova che il Signore ha permesso e mi hanno aiutato ad assumere meglio la mia vocazione. Man mano che il tempo passava, la mia famiglia comprese meglio e accettò serenamente questa mia scelta di vivere in famiglia la mia consacrazione. E questo mi diede coraggio per continuare il cammino. Quando hai cominciato la tua avventura in Africa: Guinea Bissau…Mozambico… La chiamata di partire per la missione è stata sempre presente nel mio cuore. Nel 1989, la CM mi fece la proposta di partire per il Mozambico. Un sogno che come dicevo, avevo fin da bambina! La mia prima reazione fu quella di ringraziare il Signore, esultavo di gioia! Però mi chiedevo: come farò a comunicarlo alla mia famiglia? Ma Dio aveva preparato per me un progetto ben diverso. Passò solamente un mese dalla proposta, quando il Signore chiamò nel suo regno la mia mamma. Allora la mia vita cambiò direzione perché dovetti rinunciare per aiutare mio padre e mio fratello che aveva appena diciotto anni. Così la porta appena aperta si era chiusa e rimase dentro di me la sofferenza di aspettare altri ventidue anni prima di partire! La mia vita cambiò e all’improvviso diventò complicata: gestire la casa, il lavoro professionale, la parrocchia, il gruppo…E dentro di me la domanda: come superare questa perdita della mamma? In questo periodo ci sono stati anche momenti di crescita spirituale, di impegno, donazione, gratuità, spirito di servizio…tutto era diventato un atto di continua donazione. Il salmo 23 diventò il mio sostegno diario; nelle parole incontravo la forza per ricominciare ogni giorno: “Il Signore è il mio pastore niente mi manca…”. L’età di mio padre avanzava e la sua salute cominciava a diventare fragile, precaria, aveva bisogno di assistenza, di attenzione. Fu allora che lasciai il lavoro e questo mi permise di accompagnarlo da vicino fino agli ultimi anni della sua vita. La prima esperienza missionaria risale al 2009: quarantacinque giorni in Guinea Bissau La mia famiglia che conosceva bene i miei sogni, mi sostituì nei lavori di casa in questo periodo per darmi la possibilità di fare questa piccola esperienza. Nel 2010 trascorsi trenta giorni in Mozambico. In questo stesso anno morì mio padre, 21 anni dopo la morte di mia mamma. Nel 2011 inizia la mia presenza più prolungata in Africa. Dopo aver dialogato con i miei fratelli ( Luigi il più giovane non era ancora sposato), tutti furono d’accordo per collaborare in quanto fosse necessario pur di aiutarmi a realizzare il mio sogno. Ringrazio Dio per il dono della mia famiglia la quale dopo aver capito la mia scelta di vita è stata sempre al mio fianco per appoggiarmi. Destino: Guinea Bissau: Sono partita con una stretta al cuore perché lasciavo dietro di me cinquantacinque anni di vita tessuta da piccoli ritagli, uniti tra loro, che davano un colore nuovo al mio essere consacrata nella CM al servizio della chiesa e del mondo. Anni di crescita umana e spirituale, dove ho imparato a contemplare la bellezza della cose semplici della vita, recuperare la felicità e la speranza, valori che ho sempre sentito dentro di me. E’ così il 25 luglio 2011 arrivo in terra africana, precisamente in Guinea Bissau e questa volta per un tempo più lungo. Ricordo che un’aria calda mi ha avvolto al momento in cui scendevo dall’aereo e mi ha fatto prendere subito coscienza che non solo il clima era ben diverso del mio abituale, ma anche la cultura, gli usi e i costumi sarebbero stati diversi dall’Europa. L’accoglienza che mi fecero le missionarie del gruppo della Guinea ( composto da Teresa Castro, Antonieta e Ivone consacrate e da Nhamo in formazione) facilitò il mio inserimento nel gruppo. Era anche la mia prima esperienza in un gruppo di vita fraterna ( la mia scelta nella CM è di vita in famiglia). Mi sono sentita subito a casa, mi adattai molto bene, non ebbi problemi di salute. Considerai tutto una grande grazia che il Signore mi concedeva e un segno per la mia permanenza e continuità in questa terra. Mi presentavo con un unico progetto: essere a servizio del gruppo in tutto quanto avesse bisogno, totalmente disponibile. E così avvenne: collaboravo nella gestione della casa e nella segreteria della “Scuola di S. Paolo”. In Guinea Bissau ho trovato un paese molto povero, mancava di tutto, ma un popolo molto solidale che non dimenticherò mai. La natura incantevole, gli uccelli bellissimi che venivano a dissetarsi nel giardino della nostra casa, con il loro cinguettio mi aiutavano a lodare il Creatore per le Sue creature. Ci tengo a sottolineare che anche la relazione con gli alunni della scuola, i professori ed educatori è stata un’esperienza gratificante. Nella comunità cristiana collaboravo nella catechesi, liturgia…nella celebrazione domenicale che avveniva nel cortile. In poco tempo ho capito la sofferenza di questo popolo, le difficoltà che incontrava a vivere con tante precarietà. L’aspetto che più mi colpiva ed era molto carente riguardava la poca efficienza nel campo della salute; anche l’Ospedale centrale non aveva a disposizione mezzi o strutture per dare più sicurezza e assistenza alla gente. Tuttavia, anche per questa esperienza sono grata al Dio della mia vita, per tutto quanto mi ha dato da vivere in questa bellissima terra, per la sua Bontà, Tenerezza e Misericordia. Sono stati sei anni ricchi di avvenimenti belli e meno belli, (come ogni vita ,dove ci sono rose e anche spine) che mi hanno aiutato a vedere la vita in altra forma a dare valore alle piccole cose, soprattutto a capire che non è necessario possedere molto per essere felici e sentirsi realizzati. Ci vuole solamente un cuore per amare e lasciarsi amare come ha fatto Gesù. Alla fine del 2017, dopo sei anni di Guinea Bissau, sono rientrata in Portogallo. Nel 2018 e dopo aver trascorso un po’ di tempo con la mia famiglia, mi sono messa ancora disponibile per la CM: in Africa oppure dove fosse più necessario. Mi fu proposto Invinha, in Mozambico… Com’è il tuo lavoro, la missione che svolgi oggi? Ho accettato la proposta di andare ad Invinha - Guruè, nord del Mozambico ed è qui che ora mi ritrovo a scrivere un po’ di storia della mia vita e a ricostruire il percorso dei cammini fatti fino ad oggi. Sono arrivata il giorno 14 di maggio del 2018, in un luogo di grande bellezza naturale. Un posto poco abitato, un ambiente calmo con un panorama spettacolare, circondato da una cordigliera di montagne…e dove soprattutto lo sguardo aiutato dalla meraviglia e dalla contemplazione, può andare anche oltre! Le varie tonalità del verde della vegetazione e la pianura delle piantagioni di té incantano! Il mio impegno in casa: non so bene come definirlo: con l’aiuto di Dalaina e Isabel, svolgiamo i lavori di casa, dei campi ( machamba), faccio un po’ di tutto, collaborando con le altre. Con noi vivono 11 ragazze che stanno facendo un cammino di discernimento. A noi consacrate è affidato il compito e la responsabilità di creare un ambiente familiare e formativo, facendo conoscere, attraverso la nostra vita, la nostra vocazione missionaria di consacrate al servizio della chiesa e del mondo. In questo ambiente africano, la consacrazione secolare non è ben capita dalle persone che ci conoscono, ma per quanto dipende da noi cerchiamo ogni occasione per chiarire lo stile della nostra vita, di camminare con questo popolo semplice e sofferente, quasi dimenticato e abbandonato alla sua sorte. Lodo il Signore, che sempre mi accompagna con la sua forza e la luce del suo Spirito. Ho la certezza che è Lui che conduce la mia vita, e a Lui va la mia gratitudine per dire come Maria il mio SI’, continuando con la mia fedeltà il progetto della mia vita. Una vita…un cammino…
trasparenza e libertà
 
Intervista a Maria da Gloria Neto Uno sguardo alla tua vita: presentati... la tua famiglia… le tue prime esperienze... l’ambiente portoghese dove hai vissuto… il tuo primo lavoro…ecc. Sono nata in un piccolo paese di campagna, nel comune di Santo Tirso appartenente alla città di Porto (Portogallo). Sono cresciuta in una famiglia abbastanza povera, che riusciva ad alimentarsi, curarsi e vestirsi attraverso il piccolo salario di mio papà, però questo ci aiutava a vivere. Ero la più grande dei miei fratelli perciò dovevo aiutarli e inoltre dovevo anche aiutare nei lavori di casa. Ho imparato a leggere e scrivere le prime parole in una piccolissima scuola di paese, seguita da un’eccellente e giovane maestra. Dopo avere terminato le scuole elementari, sono entrata immediatamente, con appena dodici anni, nel mondo del lavoro. Ho ripreso a studiare solamente quindici anni dopo! Come già detto, con appena dodici anni ho cominciato a lavorare in una fabbrica dove si confezionavano camicie da uomo. Il mio compito era quello di chiudere i bottoni alle camicie. Un lavoro molto facile e adatto ad una bambina, ma che procurava ferite alle dita. Nonostante questo era un tipo di lavoro che mi piaceva molto. Mi sentivo bene. Ero orgogliosa di potere in questa maniera aiutare la mia famiglia. Mi faceva provare il gusto della condivisione. Il mio primo salario era di “diciassette scudi e cinquanta centesimi” che oggi in euro corrisponderebbero a otto centesimi! Tutto questo mi faceva sentire felice perché facevo parte del mondo del lavoro, il mondo degli adulti. Mi ha aiutato a crescere nella maturità umana e a sentirmi responsabile di tutto quello che facevo. La tua vocazione: come è nata? Perché nella Compagnia Missionaria? Ricordi persone significative o fatti che ti hanno aiutata a fare questa scelta? La mia vocazione è nata in maniera molto delicata, soave...avevo appena quattordici anni, ero molto giovane, quando ho cominciato a partecipare alle attività nella mia parrocchia come catechista e a leggere la parola di Dio.. Ho sempre avuto una buona vita di preghiera, mi piaceva leggere e meditare la Parola di Dio. Con frequenza mi ritrovavo a riflettere e a interrogarmi su quale poteva essere il cammino della mia vita. Nonostante questi interrogativi, ho avuto e vissuto la mia gioventù come qualsiasi giovane del mio tempo, innamorandomi, partecipando a feste, lavorando... A un certo momento mi è capitato di leggere con “occhi nuovi”il secondo capitolo del Vangelo di Giovanni: “Le nozze di Cana”dove Maria rivolgendosi ai discepoli di suo Figlio raccomanda loro di:”fare quello che Lui gli dirà”. In quel momento anch’io feci a me stessa in maniera più incisiva la stessa domanda : che cosa Gesù mi sta dicendo? Che cosa vuole da me? Pensai di farmi suora Benedettina di clausura, ma molto presto scoprii che non era lì che il Signore mi chiamava. Il mio posto era quello di rimanere nel mondo. Sì volevo qualcosa di simile, ma ancora non sapevo dove e come. Un giorno, il mio parroco Padre Mario, professore nella scuola media a Paços de Ferreira (collega di Serafina) invitò la missionaria CM a fare un incontro con alcune ragazze catechiste della parrocchia. Serafina accettò, eravamo in poche: solo quattro ragazze. Dopo questo incontro si programmò una “tre giorni” nella casa della Compagnia Missionaria di Rua Miguel Bombarda a Porto. A questo incontro partecipai io e Justina, anche lei ora missionaria della CM. E’ stato in questo incontro che per la prima volta ho conosciuto la Compagnia Missionaria. Pur non avendo capito bene cosa voleva dire Istituto Secolare e vocazione secolare l’esperienza rimase nel mio cuore. Dopo circa quattro anni, cercando dentro di me di chiarire cosa fare della mia vita, mi arrivò un altro invito aspettato da tempo: partecipare ad un ritiro organizzato dalla Compagnia Missionaria. Era quello che aspettavo! Ricordo che questo incontro aveva la finalità di rivedere lo Statuto dell’Istituto: partecipai in silenzio. Però è stato un momento molto importante perché fu proprio in questo incontro che capii che questo era il luogo dove volevo e desideravo realizzare la mia vita. La Compagnia Missionaria fin dal primo momento in cui l’ho conosciuta mi ha lasciata libera di vedere, sentire, provare se veramente questo era il posto che desideravo, e libera anche di non continuare, nel caso capissi che questa scelta non era per me. E’ stata proprio questa trasparenza e libertà che mi ha permesso di comprendere veramente che era qui il mio posto! Dei tanti Istituti che ho conosciuto credo che la mia carissima Compagnia Missionaria sia l’Istituto che ti lascia libera nel prendere decisioni. Per questo l’amo! A un certo punto hai deciso di partire per il Mozambico: perché? Racconta… Il ritorno… E’ stato faticoso l’inserimento? Paure, dubbi, gioie…? Ho sempre desiderato partire per l’Africa, precisamente per il Mozambico. Non so esattamente spiegare il perché; era un qualcosa di profondo che sbocciava nel mio cuore. Sentivo dentro di me il desiderio di condividere il Vangelo con altri fratelli nella fede. Dopo gli anni di formazione sono partita con gioia. Non sapevo ciò che mi aspettava, ma avevo la certezza che avrei incontrato qualcosa di nuovo che mi avrebbe dato cento volte di più di quanto potevo offrire. La separazione dalla famiglia è stata una vera sofferenza, però il desiderio di partire, superava tutto. E’ stato veramente un vero dolore per i miei genitori e mi mettevano in discussione dicendo: perché tu e non altre? Io non rispondevo loro, rimanevo in silenzio. Lasciavo il posto a Dio. La Compagnia Missionaria in Mozambico mi accolse con una grande tenerezza, mi sentii subito in casa, nel mio paese. Ricordo con gioia il modo con cui sono stata accolta dal gruppo di Maputo allora composto da: Anna Maria, Giannina, Elvira, Isabel, Emilia e Alice. Dopo ho condiviso il mio cammino con Edvige, una gioia offertami da Dio, una persona che mi ha molto aiutato, perché in seguito abbiamo vissuto insieme. Anche Gina, Santana, Mariolina e Irene, sono state altre gioie per il mio cammino...e tante altre. Il Mozambico è stato una terra di calore umano, di vita, amore e passione. Un tempo fecondo in tutti i sensi. Il mio inserimento è stato molto semplice e naturale. Non ho avuto grande difficoltà, sono stata abbastanza serena. La maggior difficoltà l’ho sentita quando da Quelimane abbiamo dovuto trasferirci al Gurue, ma è stata una difficoltà passeggera. E’ stato un tempo d’oro. In Mozambico ho lavorato la maggior parte del tempo in una scuola dei padri dehoniani al Gurue, e in attività parrocchiali. Ambedue spazi di crescita umana e spirituale, come pure la permanenza di un anno in Quelimane, città che è rimasta nel mio cuore. Sono poi rientrata in Portogallo dopo tre anni per problemi di salute. Pur piacendomi il clima questo però, non era favorevole per la mia bronchite. La tua vita oggi: lavoro... inserimento nell’ambiente, nella parrocchia. Come vivi il tuo quotidiano, la tua appartenenza a un Istituto Secolare? Attualmente la mia vita ha questa impostazione. La mia professione è quella di cuciniera in un Centro Sociale della parrocchia di Sanfins de Ferreira che si trova a un chilometro da casa, per cui posso fare ogni giorno una bella camminata a piedi. E’ un centro diurno che accoglie persone anziane e gestisce anche un asilo nido per bambini da zero a tre anni e dà un sostegno a casi domiciliari. In tutto sono circa un centinaio di persone che vengono assistite. Lavoro in queste attività da dieci anni. Condivido questo lavoro con sedici colleghe tutte sposate. In parrocchia collaboro nella pastorale con l’annuncio della Parola di Dio, attraverso la catechesi agli adolescenti e giovani, visito gli ammalati, leggo la parola di Dio nelle varie liturgie e cerco di essere una testimonianza viva con la mia vita. Vivo con la mia famiglia formata da mia madre che ha 78 anni, un fratello di 47 anni e un giovane nipote. Partecipo pienamente della vita famigliare in tutte le varie situazioni diarie: piccoli gesti, condivisione dei problemi di malattia, momenti di allegria, difficoltà e sofferenze. Di tutto faccio una preghiera continua. Tutto quello che faccio è vita della Compagnia Missionaria, perché io sono Compagnia Missionaria e questa è la mia vita. Cerco di rispondere alle necessità dell’Istituto con quello che ho e posso, sia nella gioia che nella sofferenza. Sento che la CM è il centro della mia vita, è stato per mezzo di questa famiglia che mi sono avvicinata di più a Dio. Molto di quanto sono oggi lo devo alla Compagnia Missionaria. Sento che la mia vita scorre con serenità e pace, dono il tempo necessario a ogni cosa, senza dimenticare in tutto questo di trovare anche il tempo per un meritato riposo. Dove trovi la forza per continuare questa tua missione? La forza sgorga dalla Contemplazione del Cuore trafitto di Gesù, dalla Compagnia Missionaria, dalla vita sacramentale, dalla preghiera e amicizia. Anche la tua vita è un intreccio di avventure … con una parola come la definiresti? OFFERTA
per grazia di dio
 
Intervista a Lidia Ferreira Uno sguardo ampio, reale, sincero, fanno da guida a questa testimonianza di Lidia, missionaria portoghese che racconta in maniera semplice aspetti della sua vita con concretezza, si sofferma sul passato riscoprendo quei valori umani e spirituali che l’hanno guidata e... guarda meravigliata alla sua vita attuale, ancora attiva e vivace nonostante l’anzianità che avanza. Sono Lidia, faccio parte del Gruppo CM di Porto (Portogallo), sono di vita in famiglia e vivo con un fratello. Sono nata nella prima metà del secolo scorso, sono già ottantenne e, per questo, posso dire che sono dell’ “Antico Testamento”. E’ un cammino lungo non vi pare? Avrei tante cose da raccontare della mia vita... una parte la lascio per raccontarvela una prossima volta. “Felice il popolo che il Signore ha scelto come sua eredità” – E’ il ritornello del salmo responsoriale della messa di oggi, e che prendo in considerazione per fare le seguenti riflessioni. Dalla mia famiglia non ho ricevuto nessuna eredità economica; mi è stato donato invece una eredità grandissima di valori: umani, morali, sociali, spirituali. Mi sono stati trasmessi senza moralismi ma con esempi e attitudine di vita, come: donare, condividere, aiutare senza distinzione, chiunque fosse e avesse bisogno, di giorno o di notte, in estate o in inverno. Fin da bambina sono stata educata e abituata a questi gesti, a dare quanto potevo, assumere impegni, essere fedele alla parola data essere competente nel mio lavoro, rispettare gli altri... “Per grazia di Dio sono quello che sono” 1Cor, 15 – dalla messa di oggi. La mia famiglia era veramente cristiana, non solo in parrocchia, ma soprattutto con la vita. Sempre presente nell’ambiente parrocchiale, per preparare l’altare, per aiutare nel catechismo, nella partecipazione ad organizzazioni varie come: l’Apostolato della preghiera, la Congregazione mariana, la Conferenza di San Vincenzo, assistenza a poveri e ammalati, … Io vivevo e crescevo in questo ambiente. Da giovane sono entrata nell’Azione Cattolica dove ho potuto approfondire la mia fede ed essere così più cosciente di quanto stavo vivendo...Ho assunto impegni anche a livello diocesano. Il mio primo impegno di lavoro è stato quello di insegnante delle elementari. In quel periodo mio papà era abbastanza malato ed eravamo in cinque fratelli. Mia sorella maggiore lavorava nel negozio di merceria di uno zio ma non guadagnava nulla. Io sono stata la prima a cominciare a studiare, però dovevo aiutare finanziariamente la mia famiglia a vivere. Ricordo che nel secondo anno di lavoro ho cominciato a fare un po’ di tutto: insegnavo e davo anche ripetizioni, al pomeriggio lavoravo part-time in un ufficio...Più tardi, ho lasciato l’insegnamento per lavorare in un Organismo dello Stato che a quei tempi era legato alla Presidenza della Repubblica. Alla sera però riuscivo a dare lezioni perché avevo già ottenuto il baccalaureato in Storia studiando nel tempo libero. Ricordo che a livello politico erano tempi difficili... Nonostante questo, riuscivo anche a fare promozione umana a diverse persone, senza per questo essere retribuita economicamente... Di questa esperienza conservo buoni ricordi. Più tardi mi sono inserita ancora nell’insegnamento pubblico, ho assunto impegni massimi a livello di responsabilità scolastica... ho insegnato al seminario “P. Dehon”, ho aiutato nella impostazione del segretariato della Liturgia, dove tuttora collaboro. Avevo diverse responsabilità in parrocchia e dovevo occuparmi anche dei lavori di casa. Quando rimasi senza i miei genitori dovetti cambiare casa il che, mi aggiunse altre responsabilità dato che mio fratello era stato dimesso da poco dal sanatorio e ancora non poteva lavorare. La tua vocazione: come è nata? Fin dai tempi dell’Azione Cattolica mi sentivo attratta per una vita di donazione a Dio. Quando potevo partecipavo a Corsi di formazione umana – spirituale, a settimane di spiritualità organizzate dai Padri Carmelitani scalzi. A un certo punto, le attività in parrocchia non mi stavano aiutando, sentivo che continuando così avrei potuto commettere un errore nella mia vita. Decisi allora di trascorrere un giorno al convento dei padri Carmelitani. Così ci sono andata, senza portare nulla con me; volevo solo capire cosa Dio voleva da me. Ritornai a casa cosciente che dovevo integrarmi in un gruppo, senza lasciare la parrocchia. Decisi quindi di parlare con il mio Direttore spirituale, P. Fernando Ribeiro, SCJ. Lui mi presentò diversi gruppi da me già conosciuti, ma che nel mio cuore li rifiutavo perché non mi convincevano... Finalmente mi parlò anche di un gruppo: la Compagnia Missionaria del S. Cuore, di cui non avevo sentito parlare né conoscevo personalmente, ma accettai ugualmente... forse questa decisione era opera dello Spirito Santo. Come ho già detto prima la mia famiglia apparteneva all’Apostolato della preghiera, legata alla spiritualità del Cuore di Gesù. Ricordo che in casa avevamo un grande quadro e un piccolo oratorio con la sua immagine che ancora si conserva. La tua vita attuale? In Parrocchia sono responsabile di un gruppo che appoggia i missionari dehoniani e collaboro nel segretariato Diocesano della Liturgia. Dopo l’incidente che ho avuto non posso fare altro perché le difficoltà vanno aumentando, oltre all’età che avanza. Ogni giorno cerco di mettere in pratica l’eredità che ho ricevuto e dare la mia testimonianza di persona cristiana... In questa mia forma di vita cerco di concretizzare, anche se con i miei limiti, deficienze e sbagli, il nostro Statuto e Regolamento di vita. Trovo la forza per continuare la mia missione nella preghiera, nella frequenza ai sacramenti, nella Liturgia delle ore, negli incontri mensili dell’Istituto... Sento che la mia vita ha delle fondamenta: Dio...Fede o meglio: io credo veramente che la mia vita è condotta dallo SPIRITO SANTO.
pellegrinaggio... o semplicemente un viaggio?
 
La nostra vita è costellata di date che tracciano il cammino della nostra storia personale. Alcune di queste passano inosservate, altre hanno il potere di segnare profondamente il nostro vissuto, richiamano l’attenzione e provocano interrogativi, anche dopo diversi anni, per rivedere con spirito critico e gioioso il percorso fatto. E’ come un cammino interiore che conduce nel profondo dove piano piano rivedi la tua vita passata presente e futura. È allora che nasce spontaneamente un GRAZIE a Dio, alla vita, al mondo e riprendi il tuo pellegrinare con più slancio, entusiasmo e gratitudine. Quest’anno (2018) Leonia, Luisa ed io abbiamo ricordato il nostro cinquantesimo di consacrazione. Una data che pur trovandoci lontane e in luoghi diversi, ci ha fatto sentire unite, in comunione, anche se per motivi diversi, ciascuna l’ha vissuto a modo suo. Da tempo riflettevo su questo evento e il solo pensiero mi poneva l’interrogativo di capire: come, quando e dove poter celebrare il mio ringraziamento a Dio e alla vita. Quando ci sono queste ricorrenze è proprio in questo modo che si risponde: il primo pensiero che emerge è quello della gratitudine per tutto quanto si è ricevuto, ci è stato donato. Viene spontaneo pregare come il salmista: “Che cosa renderò al Signore per tutti i benefici che mi ha fatto?” (Salmo 116). La risposta a questi interrogativi è maturata lentamente e in questo modo: fare un viaggio in America Latina, precisamente in Argentina e Cile, luoghi dove molti anni fa è iniziata la CM. Volevo vivere questo cinquantesimo quasi fosse una sorta di pellegrinaggio, per rivisitare luoghi, persone, racconti e sogni che hanno costituito parte della mia vita. In sintesi: “fare memoria” per lodare il Signore. Così è iniziato il mio pellegrinaggio – viaggio, aperta a raccogliere, ricordare, ascoltare, rivivere, spigolare insieme il passato, ma anche scoprire con sapienza e meraviglia i nuovi germogli del presente, attraverso la condivisione vissuta nella comunione, semplicità e fraternità. E questa è stata la caratteristica del mio viaggio in Argentina e Cile. Spigolando qua e làIl 6 ottobre 2018 parto da Bologna con “Air France” via Parigi con destinazione Buenos Aires – Resistencia (Chaco) Argentina. Un lungo volo ma tranquillo, senza tanti problemi. Arrivata all’aeroporto di Resistencia ho incontrato Graciela e la sorella Mirta che mi stavano aspettando. I giorni trascorsi a Resistencia mi hanno dato la possibilità di condividere un po’ di vita con Graciela, la mamma e la sua famiglia, con Rosa, Ana Maria Benegas, Silvia, Andrea, familiares e amici. Ana Maria, dopo alcuni giorni, si è resa disponibile per portarmi in macchina fino a General San Martin, per salutare p. Guillermo Exner SCJ e la comunità dei padri dehoniani. Qui rivedo “vecchi” compagni di teologia e si fa memoria insieme… Incontro il gruppo di familiares e amici animato dall’entusiasmo di Noemi… La celebrazione eucaristica celebrata da p. Guillermo dà ampio respiro alla preghiera dei fedeli: p. Albino e la CM, i 50 anni della mia consacrazione, la chiesa universale... c’è anche un ricordo per tutti i presenti. Una preghiera particolare viene espressa per Rosanna e Annalisa, riconoscendo che la loro missione e testimonianza a Pampa dell’Indio hanno creato un terreno fertile per la crescita della CM in Argentina. Peccato, che per mancanza di tempo non abbia potuto andare anche a Pampa dell’Indio… Comunque l’accoglienza, l’ambiente, il clima di semplicità e allegria mi hanno fatto sentire a casa, in casa, La benedizione solenne e l’accoglienza affettuosa di p. Guillermo mi ha ricordato la presenza vicina di p. Albino… E sale a Dio il nostro grazie. Al termine dell’Eucaristia si programma un piccolo incontro con tutti i partecipanti: lì ci siamo presentati e abbiamo condiviso il motivo della nostra scelta alla CM. Storie diverse, segnate da date che si intrecciano e fanno emergere oltre alla storia di ciascuna anche la storia della CM. Un percorso semplice costellato da vicende personali, tutte significative e importanti perché portano l’impronta della mano dello Spirito che chiama dove e come lui vuole. A poca distanza dalla città di Resistencia c’è una località chiamata “Tirol”. La famiglia di Graciela ha una casetta che ha ristrutturato e resa abitabile per trascorrere i fine settimana. Un piccolo paradiso, lontano dalla città e dal frastuono. Con le missionarie abbiamo trascorso una domenica e naturalmente non poteva mancare un bel “asado”, la famosa grigliata argentina, preparato da Ana Maria Benegas, cuoca improvvisata e specializzata. Una giornata di festa, di allegria e comunione. Abbiamo trovato spazio anche per un incontro – intervista, per ascoltarci e scoprire ancora una volta i prodigi che il Signore ha operato nella nostra vita. Osservo i volti che ho davanti e ascolto questa porzione della CM argentina, e mi sorprende, mi meraviglia la loro capacità di ”guardare lontano” e di… sognare. Dopo alcuni giorni riprendo il viaggio in pullman con destinazione Santa Fé. Ripenso all’incontro di ieri a Resistencia, quando con Andrea siamo andate a salutare p. Virginio Bressanelli, Vescovo emerito SCJ, amico della CM. Mi ha colpito la sua fede, semplicità, apertura, soprattutto il suo ricordo di missionarie da lui conosciute e il suo interesse per le varie realtà della CM. Ci siamo lasciati con la promessa di ricordarci nella preghiera. Questo tipo di incontri fanno crescere nella fede e aprono il cuore alla speranza… A Santa Fè mi aspettano Kuky, Lety, Marta e alcune amiche. Piccolo germoglio della CM, dove con tanta fede, preghiera e semplicità riesce a crescere a far trasparire e comunicare una grande disponibilità all’accoglienza. Grazie di cuore! Riprendo il viaggio di nuovo in pullman fino a Carlos Paz – Cordoba. Irma mi aspetta all’autostazione. Sarò ospite nella casa di Susana una delle prime familiaris dell’Argentina. E’ nella pace e tranquillità di questa casa, dove si respira “preghiera e gratuità”, che continuo a scrivere i miei appunti di viaggio… La domenica con alcuni padri dehoniani, amici e simpatizzanti familiares ci troviamo a casa di Alicia, amica della CM, per vivere insieme un momento di preghiera e di adorazione silenziosa, ricordando anche il mio cinquantesimo. Non potrà mancare anche in questa circostanza il famoso “asado”. Gracias! Domenica 21 ottobre: dall’Argentina al Cile!L’aereo sta sorvolando la Cordigliera delle Ande la catena montuosa che segna il confine naturale che separa l’Argentina dal Cile…Un annuncio del pilota attira l’attenzione di tutti i passeggeri: “stiamo passando sopra la più grande e lunga catena montuosa del mondo”. E’ il momento in cui i passeggeri anche i più assopiti si svegliano e, velocemente, chi possiede il cellulare lo posiziona all’oblò per scattare l’immancabile foto storica alle montagne imbiancate di neve. Uno spettacolo da sogno! All’aeroporto di Santiago del Cile mi aspettano Teresa Pozo e Roxana nostra amica. Insieme andiamo a San Bernardo cittadina poco lontana da Santiago. E qui mi fermerò nella casa abitata da Margarita ed Ely, fino al mio ritorno in Italia. Anche la permanenza a S. Bernardo è stata molto semplice, serena e positiva. E’ un luogo famigliare perché l’ho percorso in lungo e in largo per vari anni, quando venivo per la formazione. Ogni via ha un ricordo, un volto, un sogno. Con Margarita ci siamo divertite a cercare e rivisitare le case, dove abbiamo trascorso i primi anni della presenza CM in Cile. Per ritrovarle abbiamo camminato come fosse un pellegrinaggio… L’attuale casa è la quinta che ci ospita e ci accoglie… Sempre con Margarita visitiamo anche “Casa Davi”, una modesta struttura per ragazze madri dove Cesarina aveva fatto volontariato negli anni della sua presenza in Cile. Il ricordo di Cesarina è ancora vivo e presente anche attraverso una sua foto esposta alla parete, con altre persone che hanno contribuito al mantenimento di quest’opera. Al mattino Ely, al ritorno dalla Messa, mi portava il giornale; un gesto attento e cordiale, perché potessi aggiornarmi un po’sulle notizie del paese e del mondo. Tra i vari commenti una frase attira la mia attenzione .“Un pais sin memoria està condenado a ser un pais sin historia”. Nella piccola biblioteca della sala dove mi trovo il mio sguardo si sofferma sul libro della nostra storia CM: “60 anni di storia sulle strade del mondo” preparato da Lùcia Correia. Rifletto su quanto sia importante la memoria per la storia passata, soprattutto per il suo futuro. Il futuro non esiste se si perde la memoria del passato, perché il futuro ha bisogno della memoria. Credo che questo primo libro della storia CM (anche se deve essere completato in diverse parti) sia un piccolo segno di garanzia per noi, per il nostro passato, ma soprattutto per il nostro futuro...Partecipo all’incontro mensile del gruppo dei familiares. Rivedo volti conosciuti come quello di Luisa Rubio sempre allegra e disponibile ed altri volti per me nuovi. Germogli che crescono e perseverano nella fatica, nella fede, nella comunione tra di loro e con la chiesa, quella cilena, che in questo momento così delicato prega e soffre in silenzio… Ho trascorso gli ultimi giorni a Puente Alto, cittadina dove vive Teresa Pozo. Giornate semplici vissute con la sua famiglia e amici in un clima di festa, di amicizia e di fraternità. A tutte la mia gratitudine per la disponibilità e testimonianza! Ritornare in America Latina dopo 13 anni ha significato rivisitare in parte il percorso della mia vita, scoprire gesti e speranze nuove, limiti, sogni… vedere cambiamenti in me e negli altri, nelle persone e luoghi visitati. Camminando per il centro di S. Bernardo, si possono ascoltare diverse musiche. Ogni negozio propone la sua per attirare l’attenzione di chi sta passando. Ascolto e canticchio un canto latinoamericano da me conosciuto, che in questo momento riassume non solo i miei sentimenti, ma anche i cambiamenti che ho scoperto, che fanno parte della dinamica storica: “Cambia todo cambia… cambia lo superficial cambia también lo profundo, cambia el modo de pensar, cambia todo en este mundo…”. Cambia ciò che è superficiale, anche ciò che è profondo. Cambia il modo di pensare cambia tutto in questo mondo. Ma non cambia il mio amore per quanto lontano mi trovi, né il ricordo né il dolore della mia terra della mia gente… “Cambia, todo cambia, cambia todo cambia…”. Rileggo questi appunti, incontro parole che si ripetono: accoglienza, fraternità, disponibilità, semplicità, allegria, comunione, condivisione, preghiera… le voglio lasciare così, perché costituiscono parte di uno stile di vita CM… che è cresciuta su queste fondamenta e vuole continuare a crescere. E’ la storia che continua… E allora mi viene spontaneo dire ancora: Grazie a Dio, a Colui che mi ha chiamata a questa missione, “grazie alla vita che mi ha dato tanto mi ha dato il passo dei miei piedi stanchi, con loro ho attraversato città pozze di fango, lunghe spiagge vuote, valli e poi alte montagne e la tua casa e la tua strada e il tuo cortile… Gracias a la vida…”. Qualcuno dirà: e il Brasile? Per ora lo porto nel cuore… continuare a sognare non è proibito!Arrivo all’aeroporto di Bologna il 3 novembre, stanca ma con la gioia nel cuore. Trovo Paola che mi aspetta. Un grazie anche per questo gesto di attenzione e fraternità!
essere tutta di dio
 
INTERVISTA A TERESA POZO Teresa missionaria cilena: per conoscerci un po’ di più presentati: la tua vita,  famiglia, la tua cultura, l’ambiente in cui sei cresciuta…Mia mamma mi raccontava che aveva scelto per me il nome di Teresa, perché ero nata il 15 ottobre, giorno di santa Teresa D’Avila. Ho sempre pensato e ancora penso che questo gesto è stato molto bello, un primo segno di predilezione del Signore nei miei confronti. Sono nata e cresciuta in una famiglia semplice, molto cattolica, originari di Puente Alto ( cittadina vicina a Santiago , capitale del Cile). Mio papà lavorava come operaio in una fabbrica, mia mamma casalinga con tre figli: un fratello, io e una sorella. Mio fratello il maggiore, ora è deceduto. Io sono la seconda con una differenza di dieci anni da Sonia mia sorella minore. Ringrazio di cuore il Signore per aver ricevuto il dono della fede e questo lo devo in modo speciale a mia mamma per avermi trasmesso il suo amore alla Vergine, alla recita del rosario. Ricordo ancora con profonda devozione i pellegrinaggi che facevamo nel mese dedicato a Maria … Ho studiato a Puente Alto poi a Santiago all’Università Cattolica. Ho scelto la professione di infermiera per poter essere a “servizio”degli altri, anche perché ammiravo e ancora ammiro molto una zia, anche lei infermiera. Da tre anni sono pensionata. Ho dedicato questi ultimi anni ad assistere la mia mamma, morta il 20 ottobre 2017. Ringrazio molto il buon Dio per aver potuto accompagnarla da vicino in tutto questo tempo, fino alla sua partenza per il cielo. Chiamata, discernimento, decisione: tre parole che guidano ogni vocazione, anche la tuaSono tre parole che, senza rendermi conto, sono state presenti nella mia scelta. La prima inquietudine il Signore me l’aveva messa nel mio cuore, attraversodomande e interrogativi sul senso della vita, ecc. Queste, sono state la spinta, la porta per chiedere aiuto, per discernere quanto stavo vivendo e scoprire poi che era il Signore che stava “bussando alla porta del mio cuore”, con una chiamata speciale e concreta. Devo confessare che, al momento mi ero spaventata e cercavo di allontanare l’idea... poi, poco a poco mi sono arresa … In questo tempo mi sono state di aiuto le circostanze che stavo vivendo. Stavo studiando di infermiera e questa professione mi portava a contatto con tanta sofferenza, con la morte … Tutto questo mi aveva impressionato molto … in questo contesto ho capito che la vita era un dono di Dio e che anch’io dovevo donarla in qualche forma e dovevo vivere ogni giorno con profondo senso di responsabilità e di impegno … Come fare questo? Mi sembrò possibile solamente una forma: consacrarmi a Dio. Non capivo molto di quanto mi stava succedendo, però sentivo solamente una grande necessità di amare e di consacrarmi all’Amore. Come è nata la tua vocazione?Come ho già detto prima, stavo studiando e frequentando il Corsi di infermiera all’Università Cattolica di Santiago già da tre anni. Per raggiungere l’Università che era molto lontana da casa, dovevo fare lunghi viaggi in pullman e quindi alzarmi molto presto. Una mattina, si sedette accanto a me un giovane. Durante il viaggio osservai che, dopo qualche minuto prese un libretto nero dalla sua cartella e cominciò a leggere. Mi resi conto che stava pregando … in quel momento sentii una grande voglia di chiedergli cosa stava leggendo e lo feci (mi meravigliò questa mia curiosità perché di carattere sono molto timida). Lui mi rispose che stava pregando, che apparteneva a un movimento di giovani cattolici e se ero interessata a saperne di più, mi avrebbe spiegato meglio in un altro momento. Mi chiese quindi l’indirizzo di casa mia. A un certo punto del viaggio, mi resi conto che ero arrivata a destinazione, al posto di lavoro (ricordo ancora quel giorno: dovevo fare pratica in un consultorio) per cui scesi dal pullman in fretta. La giornata passò rapida per il molto lavoro che dovetti affrontare e la preoccupazione per lo studio. Mi dimenticai totalmente di questo incontro, però il giovane no. Arrivò a casa mia nel pomeriggio insieme a sua sorella per spiegarmi come fare per entrare a far parte di questi gruppi giovanili che frequentava. Lo considerai un vero apostolo! Ricordo ancora il suo sorriso ed entusiasmo nel parlarmi della fede, di Dio … io l’ascoltavo affascinata. Fu così che cominciai a frequentare i loro incontri. In questo ambiente di fede è nata la mia vocazione, in un gruppo di vita cristiana. In tutto questo ha avuto molta importanza anche la mia professione di infermiera. In mezzo a tanti malati sono riuscita a trovare la risposta di Dio alle mie inquietudini. Così passarono due anni, fin tanto che presi la decisione di consacrarmi in un Istituto dove rimasi per 8 anni. In seguito lasciai questo Istituto perché avevo capito che non era qui il mio posto e il Signore (così ho sentito e capito) mi portò direttamente a conoscere la Compagnia Missionaria, dove ora mi trovo e sono contenta. La cosa più bella è stato scoprire l’immenso amore di Dio per me, sua piccola figlia, piena di limiti, però molto amata. Questo amore si risvegliò in maniera molto forte in me e l’unica cosa che volevo era rispondere a Lui con la mia vita e imparare ad amare. Perché nella Compagnia Missionaria?Come ho raccontato uscita dal primo Istituto mi sono messa a lavorare come infermiera sempre con l’inquietudine dentro di me di voler incontrare la maniera e il posto giusto per vivere una vita tutta di Dio … non sapevo come e dove. Dopo circa un anno, con l’aiuto di una suora ho conosciuto Cecilia Benoit ( oggi fa parte anche lei della Compagnia Missionaria). Cecilia mi parlò in maniera molto semplice perché anche lei conosceva ben poco di questo Istituto. Sapeva però che in marzo (1987)sarebbe venuta in Cile la Presidente dell’ Istituto. Cecilia mi suggerì che nel frattempo, se mi interessava capire qualcosa di più, potevo partecipare al gruppo che stava nascendo in San Bernardo, cittadina vicino a Santiago. Tutto questo avvenne mi pare nel mese di novembre. La spiegazione che mi era stata data da Cecilia era molto vaga e direi anche poco attraente … però rimasi e cominciai a partecipare al gruppo (eravamo in cinque). La Presidente della Compagnia Missionaria in quel tempo era Marta Bartolozzi; l’incontro con lei è stato moto bello. Lei parlava solo italiano e noi castigliano, ma ci siamo capite ugualmente. Sicuramente lo Spirito Santo era vicino a noi, in abbondanza. Io credo e sono sicura che in realtà, devo la mia vocazione a Marta. La sua accoglienza, le sue parole, la sua capacità di valorizzare la mia storia personale, la sua fiducia in me, mi diedero le ali per azzardarmi a continuare la storia di amore che Dio in quel momento e ancora adesso sta scrivendo in me, nella CM. Insieme a questa straordinaria accoglienza, mi aveva attratto anche la spiritualità dell’Istituto e la sua presenza in mezzo al mondo. Sentivo chiaro che avevo incontrato il luogo per vivere la mia consacrazione appartenendo a Dio e ai fratelli in mezzo al mondo, nella mia famiglia, nella mia professione. Ringrazio ancora il Signore per questo meraviglioso invito che mi ha fatto e continua a farmi nella CM. Hai lavorato professionalmente come infermiera: quali valori o aspetti più arricchenti hai vissuto? Ho lavorato 30 anni in questa professione: due anni in ospedale e 28 anni nella Sanità pubblica nell’Università Cattolica. Ho sempre sentito che mi accompagnava la presenza di Maria Santissima. A Lei ho consacrato tutto il mio lavoro, le mie mani perché Maria lavorasse accanto a me. In sintesi: è stata un’esperienza molto ricca; l’ambiente è sempre stato rispettoso nelle scelte che facevo e con il tempo la mia presenza è stata colta come un valore per chi lavorava al mio fianco. La cosa che mi ha arricchito di più in questa professione è stato il contatto con le persone che si realizzava in situazioni di carenza e fragilità. Sono riuscita a costruire legami molto gratificanti con i miei ammalati e loro mi hanno dato la possibilità di servirli come fratelli in Cristo, specialmente i più bisognosi. Insieme abbiamo condiviso la nostra vita. Nel mio lavoro ho potuto vivere la mia consacrazione secondo la spiritualità CM. E questo avveniva attraverso piccoli gesti concreti della nostra vita diaria, dal semplice saluto all’attenzione personale per alcune terapie, all’educazione, accompagnamento ecc. Inoltre avevo la possibilità di pregare e offrire la vita dei miei ammalati e colleghi di lavoro a Dio, in forma permanente. In mezzo a tanto dolore sentivo la responsabilità di pregare e offrire per loro. Il mio lavoro infermieristico è stato svolto soprattutto in reparti dove si accoglievano persone soggette a dipendenze: psicologiche, psiquiatriche, droga e salute mentale. Ho partecipato e assunto la parte direttiva del Centro Medico negli ultimi 6 anni di lavoro. E’ stato molto faticoso, però con molta pazienza ho capito che era proprio lì, in mezzo agli ammalati e ai vari funzionari, che si faceva presente la misericordia di Dio. Il viaggio di Papa Francesco in Cile e Perù dell’anno scorso … nonostante le varie sfide incontrate è stato definito “un viaggio della speranza e profezia”. Secondo te, quali segni di speranza, germogli di novità sono cresciuti, dopo questo avvenimento? La visita di un Papa è sempre un regalo e una speranza! Il suo motto è stato “Vi lascio la pace”. La sua presenza è stata molto positiva nonostante le polemiche sorte dovute alla situazione della Chiesa cilena in relazione agli abusi, tema che ancora non è sufficientemente affrontato da parte della gerarchia ecclesiastica. Però la polemica ha portato frutti, perché adesso si sta riflettendo direttamente con Papa Francesco il quale ha assunto in prima persona la situazione, per cercare di trovare la maniera migliore di sanare questo problema nella Chiesa, così da farla crescere … e poter diventare un luogo di speranza per tutti. Tutti i vescovi cileni sono stati convocati a Roma per incontrarsi con il Papa. Tutti hanno dato le dimissioni affinché il Papa potesse nominare con libertà il Vescovo di ogni diocesi. Di fronte alla dolorosa realtà degli abusi sessuali su minori, abusi di coscienza e di potere siamo chiamati - così scrive in una lettera Papa Francesco al popolo cileno - a lavorare per cambiare questa cultura dell’ abuso in una cultura del rispetto della vita e della dignità di ogni persona. Il Papa ha già accettato la rinuncia di cinque Vescovi, ed ha ricevuto a Roma tre dei principali laici che hanno subito questi abusi e in seguito ha ricevuto anche un gruppo di sacerdoti e altri laici. Due inviati del Papa sono tornati in Cile per continuare il compito di verificare i vari casi e ascoltare altre denuncie. In questo momento il Papa, la Chiesa accoglie, ascolta, ringrazia per la buona disposizione con la quale stiamo accompagnando questa situazione e allo stesso tempo continua ad informarci ed a renderci partecipe del delicato lavoro che sta facendo per trovare la soluzione migliore a questa situazione che tanto ci fa soffrire . La Chiesa popolo di Dio continua il suo pellegrinaggio con preoccupazione ma con tanta speranza e buona disposizione. Si prega molto per la nostra chiesa cilena in ogni parrocchia, comunità e famiglia. Amiamo la nostra Chiesa e vogliamo che i fratelli che si sono allontanati a causa di questo problema ritornino e possano incontrare una Chiesa Madre, aperta alla speranza, all’accoglienza, centrata nell’unica persona che è Cammino, Verità e Vita: Gesù. Il popolo continua pregando e rimanendo fedele a Gesù Cristo. Questi sono i principali segni di speranza: la presenza fedele del popolo e il lavoro della base che continua preoccupata per i giovani e le famiglie. Nel mese di ottobre si vivranno due eventi in linea tra di loro: il Sinodo dei vescovi e la giornata missionaria mondiale. I temi che verranno affrontati rivolgeranno l’attenzione alla realtà giovanile. Nella tua cultura cilena come vedi il futuro dei giovani cileni?Come in tutte le parti del mondo il lavoro con i giovani chiede molta energia. L’ambiente in cui vivono e i pochi valori che li circondano sono molti forti e influenzabili. In Cile, in particolare si continua riflettendo e lavorando. Speriamo che questo lavoro sia ogni volta più profondo e sia svolto con impegno per offrire ai giovani cammini nuovi di crescita personale e di crescita nella fede. Gli sforzi si fanno soprattutto nelle comunità locali però ci accorgiamo che ancora c’è bisogno di persone che aiutino, persone che abbiano apertura di cuore che sappiano accogliere e che preghino. Speriamo pure in un profondo rinnovamento nella gerarchia della nostra Chiesa, per rinnovarci anche in una autentica e attiva opzione della realtà giovanile. Il tuo messaggio per i giovani …Ho scoperto la mia vocazione quando ero giovane, avevo 21 o 22 anni. E’ importante avere il cuore aperto quando sentiamo interrogativi che ci rendono inquieti, che ci interpellano sul senso della vita, sul cammino che ci aspetta. Non dobbiamo avere paura, avere timore a concretizzare i sogni che abbiamo dentro nel nostro cuore. Chiediamo aiuto a Dio e Lui si prenderà carico di tutto il resto. La mia esperienza mi dice che è il Signore che chiama, in maniera forte e Lui rimane fedele a questa chiamata perché fatta con amore. E’ una chiamata che ci rende felici in qualunque posto Dio ci voglia. La chiamata può essere diversa (consacrazione, matrimonio …) però è sempre una chiamata verso la pienezza in Dio.Concludo dicendo grazie a Dio per il dono della vita e della consacrazione nella Compagnia Missionaria.
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