Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffusa in varie regioni d'Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.
News
-
09 / 08 / 2024
Agosto 2024
Edvige Terenghi, amministratrice centrale, visita i gruppi in Mozambico....

-
09 / 08 / 2024
Agosto de 2024
Edvige Terenghi, administradora central, visita os grupos em Moçambique....

-
09 / 08 / 2024
Agosto de 2024
Edvige Terenghi, administradora central, visita los grupos en Mozambique...

-
09 / 08 / 2024
19 ottobre 2024
Assemblea italiana, in presenza, a Bologna, e in collegamento online...

perdersi per poi ritrovarsi
Molti lettori che ricevono
IN DIALOGO mi conoscono e evito così di fare qui la mia biografia, ma
semplicemente condividere quelli che sono state le tappe più importanti della
mia vita.
Nata nel
maggio del 1965 e cresciuta nella piccola e bellissima realtà del mio paese
Corbanese di Tarzo credo di aver vissuto una vita come tante altre, fatta di
un’infanzia come quelle che si vivono nei piccoli paesi: casa, scuola e
famiglia. Una famiglia allargata fino poco dopo le superiori perché con noi
c’erano i nonni paterni e due zii; una famiglia che da sempre lavora la terra e
vive di quel lavoro fatto di molti sacrifici. Poco tempo per lo svago, poco
tempo per ferie vere e proprie…il lavoro della terra da parte dei miei genitori
non ha mai lasciato a tutti noi molti spazi alternativi; l’unico svago nella
mia infanzia era il ritrovo alla domenica pomeriggio presso la nostra scuola
materna del paese dove la preziosa presenza delle suore ci ha sempre garantito
un po’ di gioco domenicale.
Ho frequentato in paese le
scuole materne ed elementari per poi andare a Tarzo, nostro comune di
residenza, per le medie…il resto del tempo a casa; niente di speciale. Poi si
tratta di scegliere cosa fare, ho scelto di fare le scuole magistrali a
Vittorio Veneto a 8 chilometri da casa e nel frattempo la presenza ancora di una
piccola comunità di suore in paese ci dava, a noi ragazze soprattutto, la
possibilità di fare qualcosa di alternativo o comunque ci spronava a impegnarci
un po’ ; il servizio più continuativo
nel tempo è stato cantare nel coro animato da suor Maria Chiara, deceduta ormai
da diversi anni, che per molto tempo ci ha tenuto impegnate.
Discernere per fare luce
Per quanto piccoli possono
essere i servizi che svolgiamo nella vita, se ci si fa attenti, cominciano a
mettere dentro delle domande: che senso ha questo? Come posso rendermi utile?
Cosa posso fare per rendere questo mondo più bello? Sono iniziate in me le
mille domande che non ti danno pace, che ti tormentano dentro finché sento il
bisogno di qualcuno che inizi ad ascoltarti profondamente che ti aiuti a
discernere e a fare luce. Sono approdata alla Compagnia Missionaria del S.
Cuore grazie alla guida preziosa di p. Sandro, dehoniano allora presente nella
comunità di Conegliano con cui è iniziato un vero e proprio cammino di ricerca
e di verità interiore. Non volevo visibilità esteriore, non volevo essere
diversa da altri/e volevo solo dare concretezza alla mia ricerca interiore.
Volevo mantenere la dimensione laicale ed ero affascinata dalla spiritualità
dehoniana che piano piano ho iniziato a conoscere così sono approdata nel 1991
a Bologna dove tutt’ora c’è la sede centrale. Ho frequentato la teologia e ho
iniziato i primi impegni nelle parrocchie nell’ambito pastorale. Ho lasciato la
mia amata terra nell’ottobre del 1991 ma spesso comunque ero dai miei che per
diverse circostanze avevano sempre bisogno di qualcosa. Nell’ottobre del 1995
proprio a Corbanese dove sono stata battezzata e dove ho ricevuto il dono della
fede ho emesso i primi voti nella Compagnia Missionaria. Da lì in poi sono
rimasta in sede a Bologna per ben 16 anni dove ho prestato servizio in diverse
realtà parrocchiali soprattutto lavorando con il mondo giovanile, un mondo
bello, complicato, ma affascinante
che un po’ mi manca. Ho frequentato in quegli anni l’istituto per formatori che
mi ha offerto diversi strumenti per poter accompagnare, ascoltare e aiutare a
discernere le difficili scelte della vita. Ho ascoltato e accompagnato diverse
persone nei loro cammini travagliati e a volte contorti delle loro vite e sono
stati percorsi belli; quando una persona ti consegna, attraverso un dialogo
sincero e aperto, la sua vita ti consegna il tesoro più prezioso che ha ed è la
propria interiorità di fronte alla quale c’ è solo una grande rispetto e
profonda discrezione.
Sono stata formatrice all’interno del mio
istituto: cioè chiamata ad accompagnare da vicino il cammino di chi si pone, si
è posto la domanda della scelta di vita; un servizio non facile e non poco
impegnativo ma importante!
Poi lo spostamento nella
piccola fraternità di Brugherio, in provincia di Monza, per un servizio a tempo
pieno nella comunità pastorale formata da quattro parrocchie, noi eravamo nella
parrocchia più grande a san Bartolomeo. Subito sono stata coinvolta nella
grande realtà dell’oratorio con un’attenzione particolare ai ragazzi/e ed al
mondo giovanile e in più ho seguito e accompagnato un bel gruppo di famiglie
nel loro cammino di fede.
Sono rimasta in questa
realtà della Brianza impegnandomi in diversi ambiti parrocchiali per più di 10
anni e sono stati anni ricchi di incontri di ogni genere e quando le relazioni
sono belle, significative, profonde, rimangono tali al di là della distanza. Le
esperienze più significative sono state certamente gli incontri con la realtà
del mondo giovanile che tanto mi ha dato e tanto mi ha insegnato, le estati
passate in oratorio estivo con i bambini di prima e seconda elementare (una
media di 200 bambini e loro educatori): 5 settimane super impegnative in tutti
i sensi dove i problemi non sono mai mancati ma belli, potrei scrivere molto su
ognuna di queste esperienze perché quando si vive intensamente un’esperienza
scopri che ogni sfumatura meriterebbe una pennellata speciale di
attenzione. Ciò che rimane, ed è la cosa
più importante, portare nel cuore le tante persone incontrate con le loro
storie.
Quando la vita ti mette alla prova
Poi sono successe diverse
cose: nel 2020 ci ricordiamo tutte la drammatica situazione della pandemia dove
tutto è stato chiuso, e nessuna attività si poteva fare, tutti chiusi nelle
nostre case!
Nel frattempo, mia mamma
comincia ad ammalarsi sempre più e io durante i mesi di chiusura attività sto
con lei e sono ancora con lei da quel febbraio 2020.
Poi a Brugherio abbiamo
avuto diverse circostanze che ci hanno portato a fare delle scelte non sempre
facili: la morte di alcune missionarie: Ausilia, Lucia Maistro e Cecilia, la
decisione di Paola di lasciare questa realtà ci hanno fatto decidere di dover
chiudere questa nostra presenza in questo territorio.
Qual è la mia situazione
attuale? Dal 2020 sono rientrata nelle mie amate colline dove le circostanze
della vita mi hanno riportato a questa realtà…ci sono cose e situazioni nella
vita che capitano e non si scelgono; la malattia di mia mamma non è una scelta;
è un dato di realtà che bisogna vivere, è facile no! Per niente! Cerco di amare
e di vivere nel migliore dei modi questa situazione perché o vivi o subisci,
beh cerco di dargli un senso il più evangelico possibile! Cerco di vivere ogni
giorno quello che il nostro statuto ci indica come via maestra:
“ Fare comunione
con i fratelli significa soprattutto "perdersi" per ritrovarsi in
Cristo e farsi con Lui ascolto, disponibilità, dolcezza, rispetto, ponte di
incontro, forza unitiva…con le sorelle e i fratelli di ideale, con i familiari
e con tutti gli uomini…La nostra povertà, vissuta alla sequela di Cristo, ci
chiede uno stile di vita veramente povero nei desideri e nelle manifestazioni
concrete, in ciò che è apertamente controllabile e in ciò che solo Dio sa
cogliere.
Anche la vita di
povertà è voluta e attuata per servire l'amore. Perciò in spirito di povertà e
per favorire la carità: a) ci manterremo nella fatica di tutti, evitando
l'evasione dagli obblighi comuni e ogni forma di privilegio. Questo ci chiede di svolgere anzitutto con
onestà, dedizione e competenza il lavoro e le mansioni affidateci; b) vivremo la solidarietà con i fratelli più
poveri. L'aver scelto di essere più vicini a Cristo, venuto per evangelizzare i
poveri, ci chiede di accogliere nella nostra vita il grido delle loro necessità
e di calarci nella semplicità e nell'indigenza della loro situazione; c) condivideremo, a cominciare da chi ci è più
vicino: il nostro tempo, le possibilità dell'intelligenza, la capacità di amare
e di farsi amare, la gioia dell'amicizia e gli stessi beni materiali.
Il rimanere al
proprio posto, con serenità di spirito e di volto, anche quando è necessario
molto sacrificio, il saper vedere ciò che deve essere fatto per prevenire la
preoccupazione e fatica altrui, è un buon esercizio di povertà materiale e
spirituale. Accetteremo con serenità la povertà dei nostri
limiti personali, familiari, comunitari e sociali, per servire Dio e i fratelli
secondo le possibilità ricevute (Cfr.Mt.25,14-30). Così vivremo aperte alla
beatitudine evangelica di coloro che soprattutto in Dio ripongono le risorse
del loro coraggio e della loro speranza”….
Cerco nel mio quotidiano
di vivere tutto questo come mi è dato in questo momento prestando assistenza
h24 a mia mamma, mi godo il mio territorio passeggiando quando è possibile,
coltivo le belle amicizie, cerco di vivere la mia vita di preghiera come si
può. I desideri e i sogni sono tanti ma spesso nella vita vivi quello che la
vita ti presenta nel piatto: non sempre si può scegliere il “menù”!!

consacrate secolari dalla radice dehoniana
La contemplazione di Cristo nel mistero del suo Cuore trafitto, segno di amore totale per gli uomini e strumento di redenzione universale, è stata per il p. Leone Dehon la fonte da cui è promanata l’Opera da lui fondata con l’intento primario della devozione al sacro Cuore di Gesù e della Riparazione.
Questa spiritualità cristocentrica si diffuse molto intensamente soprattutto negli anni ’50, ad opera di p. Albino Elegante scj, allora direttore del movimento dehoniani “Apostolato della Riparazione”.
Preso atto dell’esigenza di alcune aderenti di consacrarsi a Cristo restando nel mondo, p. Albino Elegante diede inizio alla Compagnia Missionaria del S. Cuore nel Natale 1957, a Bologna. Il 25 marzo 1958, il Card. Giacomo Lercaro, allora Arcivescovo di Bologna, eresse la Compagnia Missionaria del S. Cuore in Pia Unione, approvandone lo Statuto ad experimentum. Dopo una lunga esperienza di vita e di confronto, la Pia Unione venne eretta in istituto Secolare di diritto diocesano l’8 settembre 1983, da Sua Ecc.za Mons. Enrico Manfredini, allora Arcivescovo di Bologna. È stato infine elevato al grado di diritto pontificio il 10 giugno 1994.
Nel corso degli anni l’Istituto si è sviluppato e diffuso, oltre che in diverse diocesi italiane, anche in Portogallo, Mozambico, Cile, Argentina, Guinea Bissau, Indonesia.
La sede centrale dell’Istituto è a Bologna, in via A. Guidotti 53
Le missionarie sono donne consacrate, attraverso i voti di castità, povertà, obbedienza, per realizzare una somiglianza più integrale all’oblazione di Cristo, alla sua assoluta disponibilità per amore al Padre e agli uomini, così da diventare strada a Dio per i fratelli.
In quanto appartenenti a un istituto secolare, nella consacrazione mantengono la condizione di membri laici del popolo di Dio, vivendo in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole.
“La peculiarità di tale vocazione sta nell’anelito all’affermazione simultanea di due caratteristiche:
- la piena consacrazione della vita secondo i consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza,
- la piena responsabilità di una presenza e azione trasformatrice al di dentro del mondo per plasmarlo, perfezionarlo, santificarlo” (Paolo VI)

donna appassionata
Aveva circa 20 anni
Bianca e lavorava come collaboratrice familiare a Bologna. Ma c’era un richiamo
dentro di lei, che tanto amava il Signore da ricevere la prima comunione all’età
di quattro anni. Un’amica le consigliò di cercare p. Elegante in via Nosadella, nella chiesa della Madonna
dei Poveri. Un giorno si decise, andò, lo attese, poi si presentò e chiese di
poter parlare. Lui, senza parlare, le indicò il confessionale. Lei uscì dalla
chiesa. Ma il richiamo non taceva e lei aveva bisogno di una guida. Tornò e
iniziò un cammino di ricerca vocazionale che la condusse a vivere l’esperienza
unica di essere membro del primo gruppo
di missionarie della Compagnia Missionaria del Sacro Cuore.
Era nata a Castel
D’Aiano (Bologna) il 17 settembre 1931, già orfana di padre. A 16 anni era
collaboratrice familiare a Bologna. Dopo un impegnativo cammino spirituale e
una lunga attesa, il 25 dicembre 1957, insieme con altre sette aspiranti fu
ammessa al periodo di orientamento per diventare missionaria. Dopo altri due
anni di formazione, il 29 settembre 1961, tutte insieme emettevano i voti di
povertà, castità, obbedienza. Essendo arrivata con la licenza elementare, nei
primi anni in Compagnia Missionaria, ottenne la licenza media e frequentò corsi
di teologia, tenuti da p. Elegante in casa, ma anche allo Studentato Dehoniano.
La Compagnia Missionaria
del Sacro Cuore è stata la casa e la passione di Bianca. Anche quando le scelte
non erano facili e l’obbedienza richiedeva un vero sacrificio, lei non ha
esitato.
Il 30 agosto 1974, dopo
che le era stato chiesto di lasciare Bologna per Salerno, p. Elegante scriveva
a Bianca: Grazie per aver accolto con
fede e disponibilità quanto ti ha comunicato Santina, mi pare che questa sia
una bella prova d’amore. Dio te ne ricompensi.
Bianca ha vissuto la sua
vocazione missionaria in vari ambienti e in varie forme:
Dal 1957 al 1974 a
Bologna, dal 75 al 76 a Salerno, dal 76 al 79 a Bologna, dove accudì sua madre,
nella comunità di via Guidotti.
Dal 79 all’89 a Salerno,
dal 90 al 96 a Siusi, di nuovo a Salerno dal 96 al 2002. Dal 2002 al 2016 a Sant’Antonio
Abate. Quindi è rientrata a Bologna, in via Guidotti, perché bisognosa di
assistenza.
Ha lavorato con passione
nella missioni popolari, diceva che era l’esperienza più bella della sua vita.
A Siusi aveva cambiato totalmente attività: la sua missione era la cucina della
casa per ferie, dove accoglieva con entusiasmo, ma anche con severità, i
giovani che andavano a svolgere attività di volontariato, per sostenere le
missioni all’estero.
A Salerno e a
Sant’Antonio Abate ha offerto il suo servizio missionario, competente e
appassionato, nella collaborazione pastorale in diverse parrocchie, nella
formazione di aspiranti missionarie e familiares, nell’accompagnamento
spirituale di vari gruppi, nella vicinanza a malati e anziani a cui portava
l’eucaristia.
Soprattutto la sua
vocazione missionaria si è manifestata nell’entusiasmo e nella disponibilità,
nel suo sorriso luminoso, anche nel modo esigente di annunciare il Vangelo.
Dopo qualche mese in
casa di riposo, a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute, il 27
ottobre, nel giorno del Signore, Bianca ha concluso il suo cammino terreno per
raggiungere lo Sposo amato e atteso.
Lucia Capriotti
MESSAGGIO DELLA PRESIDENTE AL FUNERALE
30/10/2024
Carissima Bianca,
Oggi noi che ti amiamo ci siamo riuniti attorno a te per
congedarti con il canto del Magnificat, che è tradizione della nostra famiglia.
Ringraziamo il Signore per averti chiamato ad essere una delle nostre sorelle
fondatrici della Compagnia Missionaria che, insieme a P. Albino siete stati
docili allo Spirito per rispondere con generosità, amore e fedeltà.
Nel
tuo cammino di consacrata ci hai regalato una testimonianza di missionaria
instancabile nei vari servizi che la CM
ti ha chiesto lungo il corso della tua vita, la semplicità e la passione hanno
caratterizzato la tua donazione. In te molti hanno trovato un’amica per
l’empatia, la cordialità ed il sorriso.
Desidero
fare le mie condoglianze ai familiari di Bianca, li accompagniamo con le nostre
preghiere.
Ringrazio
in particolare il gruppo di Bologna per averne avuto cura con amore fraterno
nei suoi ultimi anni di vita, il Signore ricompensi ciascuna secondo la
dedizione e la tenerezza che le hanno offerto.
Padre
Buono ti affidiamo Bianca e chiediamo che possa godere della tua presenza
luminosa e piena di pace assieme a coloro che ci hanno preceduto: missionarie,
familiares e p. Albino.
Cara
Bianca, ci raccomandiamo alla tua intercessione affinché nuove vocazioni
accrescano la nostra CM.
Un abbraccio. Ti vogliamo molto bene e
continuerai a vivere nei nostri cuori con il ricordo pieno di gratitudine per
te.
Graciela
Magaldi
Presidente

intervista a elisabeth
Raccontaci un po’ di te ... dove sei nata ecc. Rileggi la tua vita e fai memoria dei doni
che Dio ti ha fatto.
Mi
chiamo Elisabeth sono nata nella zona
nord del mio Paese dove comincia il Cile, nella città di Arica, confinante con
il Perù e la Bolivia. La mia famiglia è di origine Aymara, con i suoi
costumi e tradizioni. Mio papà si chiama Arsenio e la mia mamma Marcelina
ed è deceduta da tanto tempo; precisamente l’anno scorso sono stati quaranta
anni dell’anniversario della sua morte. Da questo matrimonio siamo nate due
sorelle e altri due fratelli avuti da mio papà da un’altra unione.
Ricordo
di aver trascorso il periodo dell’ infanzia con momenti belli insieme a mia
mamma e sorella. Una vita anche di sforzi e difficoltà, però il fatto di essere
insieme era già sufficiente. Ringrazio mia mamma per l’esempio che mi ha dato: lavoratrice, ottimista, impegnata
con la sua famiglia, per l’affetto che
aveva verso il suo popolo e i suoi costumi. Ho svolto i miei primi studi in una
scuola semplice poi ho continuato con il
liceo pubblico, che mi hanno dato la possibilità di vivere diverse realtà.
Ricordo
con affetto anche la presenza dei miei nonni paterni che ci hanno accolte
quando la mamma morì. In questa casa abbiamo trascorso anni molto belli
inserite in una famiglia grande dove zii, cugini e vicini venivano a trovarci.
Voglio ricordare anche alcuni zii paterni e sono grata a loro per l’ospitalità
e la pazienza con cui ci hanno accompagnato. Questo tornare al passato mi fa
ricordare anche i primi anni che ho cominciato a vivere da sola, i lavori e gli
studi affrontati, dove ogni esperienza mi ha aiutato a crescere ed a maturare.
Per
quanto riguarda il mio cammino di fede ringrazio la mia mamma che ha pensato di
prepararmi alla Prima comunione, ed è stato il primo avvicinamento a Dio. In
seguito, arrivando il periodo dell’adolescenza, io stessa ho voluto cercare gli
approcci con il mondo giovanile così come la preparazione alla Cresima, dove ho
incontrato amici e amiche con cui condividere la vita piena di sogni e di
energie. Non posso dimenticare anche il mio inserimento con il gruppo
missionario, il quale marcherà significativamente la mia vita.
La mia vocazione ... il mio inserimento nella CM
Si,
la mia vocazione si va sviluppando attraverso i misteri di Dio. Più che
cercarlo, è Lui che mi ha incontrato quando stavo “riflettendo e meditando le mie
inquietudini”. Inquietudini che fioriscono nella mia adolescenza con le
mie amiche che partecipano in parrocchia. Vado così conoscendo poco alla volta
Gesù che mi invita a vivere i valori come l’amore, la compassione, la
giustizia, l’impegno. Mi sento attratta da questa figura trascendente nel pieno
della nostra vita ordinaria e di quanto come Paese stavamo vivendo, la
dittatura. E con questo impeto
giovanile, che ci butta a giocarci la vita, cerco sempre di più esperienze che mi avvicinano a Dio, che aspetta di
essere conosciuto e amato.
Che
fare con questa vita che Dio mi ha regalato? Dove potrei servirlo meglio? È
vero che già partecipo alla parrocchia ma senza un impegno pastorale. Conosco
così un’amica che mi racconta del gruppo missionario nel quale è inserita. Dopo
la sua insistenza decido di partecipare per conoscere meglio di cosa si tratta.
Questo gruppo era organizzato da una suora di Sant’Anna e un padre gesuita.
Concretamente si trattava di collaborare per svolgere “le missioni al popolo” che abitava nella pre – Cordigliera di
Arica, durante il tempo natalizio e il mese di gennaio. La
preparazione impegnava tutto l’anno,
un’esperienza molto bella e piena di Dio. Ho trascorso tante feste di Natale e
vacanze con questi popoli, gente che abitava in piccoli e semplici villaggi,
però persone piene di sincretismo religioso, di tradizioni “aymaras” e
della nostra fede cattolica.
Da queste esperienze sorse in me un’inquietudine vocazionale
più seria. Decisi di entrare in un
istituto religioso dove rimasi alcuni anni. Finita questa esperienza e con l’aiuto ed accompagnamento dei fratelli
gesuiti mi inserii nell’ambiente di lavoro e ricominciai a studiare. Dopo
alcuni anni, capendo che tuttavia
continuavo a sentire la chiamata di Dio, faccio un cammino di discernimento spirituale che mi porta a prendere contatto
con alcuni Istituti Secolari, senza tuttavia arrivare ad alcuna conclusione.
Finalmente un giorno leggendo il foglietto domenicale usato per seguire la celebrazione
eucaristica, oltre allo schema liturgico trovo una breve nota dove viene
presentato l’Istituto Secolare della Compagnia Missionaria. Senza tanta
aspettativa decido di scrivere per chiedere alcune informazioni. È così che
arrivo a conoscere l’Istituto e scoprire che possedeva diverse caratteristiche
che potevano dare un senso alla mia vita: la sua missione, le varie possibilità
di vita, in famiglia, vita fraterna o
sola e la spiritualità del Cuore Trafitto, ecc.
In
seguito, presi contatto con Teresa Pozo (missionaria cilena) che mi presentò
l’Istituto, dandomi così un’altra opportunità di risposta alla chiamata di Dio, che mi affidava questa nuova forma di
vita consacrata secolare. In quel tempo
grazie a Dio viaggiavo ogni estate da Arica a Santiago per incontrare la mia famiglia e questo mi facilitava il
contatto con Teresa che mi avrebbe seguita nella formazione, che subito iniziai . Mi sentivo incoraggiata dal testo
di Luca 5,4: “Quando Gesù fini di parlare disse a Simone: “Prendi il largo e getta le reti”. Ecco stavo per buttare nuovamente le
reti nella mia vita ... nonostante il tempo ... nonostante la notte ...
Solamente nel nome di Gesù iniziai questo cammino nella CM.
Nella Compagnia Missionaria si parla spesso di comunione e
missione ... come declineresti concretamente questi valori importanti ...
La
spiritualità dell’amore e del Cuore Trafitto che propone il nostro Istituto, è
una sfida per questo mondo carente di amore, di comunione, di pace. Per questo
è necessario trasmettere il regno di Dio come Chiesa e come società, e
riusciremo solo se lo faremo con gli altri, con le altre, se creiamo la
comunione in diversi ambienti. Vivremo anche questa comunione solamente se
costruiremo la comunione con questo Cuore di Gesù, se ci disponiamo al suo ascolto
e assumiamo tutti i sentimenti che da lui sgorgano. Al di là del fatto che in Cile siamo
poche sento di essere accompagnata in
questo vivere la comunione in senso più ampio; a tutte/i noi pur essendo di
paesi e culture diverse, ci viene data
la possibilità di condividere la missione, il senso della consacrazione e
approfittarne, quando è possibile di incontrarci di presenza, arricchendo così i lacci della comunione fraterna.
In
questa maniera sento che la realtà della CM cilena ha avuto la ricchezza di
crescere e formarsi insieme al gruppo dei familiares e questo ci aiuta ad
appoggiarci e condividere insieme spazi che ci permettono di vivere questa
comunione. Io vedo e sento così questa
nostra realtà. Questa esperienza di comunione tra noi ci chiama a vivere la
missione, che per noi è rendere visibile il senso dell’Amore in mezzo al mondo.
Missione allora è quanto ciascuna realizza nelle diverse realtà in cui vive. Attualmente per
me è il mio lavoro nel collegio, la pastorale della parrocchia, la vita
familiare e anche la vita di preghiera, dove ciascuna recita il suo Eccomi.
La tua esperienza con i giovani ... quali sfide si presentano
nel tuo ambiente ...
Non
ho propriamente esperienza con i giovani, però posso parlare di adolescenti e
bambini del collegio dove lavoro. Ho capito che questi bambini si sentono molto
soli, soprattutto dopo la pandemia, succede che alcune famiglie delegano molta
responsabilità al collegio. Per questo noi che insegniamo dobbiamo farci carico
non solo della parte pedagogica, ma anche dell’aspetto emozionale, della
famiglia, della convivenza e situazioni di violenza dentro e fuori
dall’ambiente della scuola.
In
questi aspetti sono in atto diverse iniziative, anche da parte del governo, però
se non contiamo con l’appoggio e collaborazione della famiglia e dell’adulto
responsabile di questo bambino/a è difficile poter migliorare la situazione. I miei sforzi e il mio compito
sono rivolti ai bambini della
scuola elementare con i quali lavoro abitualmente. Per me è importante
che nel collegio si sentano a loro agio, protetti, voluti bene così da poter
imparare bene e sentirsi responsabili del loro processo educativo.
I tuoi sogni futuri ...
il tuo augurio per questo anno appena iniziato
In
quanto ai sogni che ho sono molti e diversi, per esempio: sogno che arrivi il
momento per la Chiesa del mio paese in cui riconosca le sue fragilità e la
necessità di ritornare al Vangelo. Una Chiesa dove i pastori camminino insieme
alla loro gente.
Sogno,
come diceva il Cardinale Raul Silva Henriquez “Che i bimbi abbiano la
possibilità di studiare, che gli ammalati possano accedere facilmente
all’assistenza sanitaria. Che ogni capo famiglia abbia un lavoro stabile che gli dia la possibilità di sostenere la
sua famiglia”.
Sogno
che il nostro Istituto possa crescere con vocazioni missionarie e familiares,
stare in mezzo al popolo della nostra America Latina tanto necessaria di amore
e di consolazione da parte del Cuore Trafitto di Gesù.
Desidero
per ciascuno/a molto amore, pace e salute. Che possiamo vivere soprattutto la
PACE nel nostro mondo e che il Cuore di Gesù ci regali per questo anno, quanto
di più ci è necessario.
Elisabeth
Tiayna Mollo - Cile

"ballerine" contente e disponibili
Intervista a Bianca Iacchelli
Più che intervista è il
risultato frutto di chiacchierate fatte con Bianca. Incontri
registrati in diversi momenti, a più riprese, ripercorrendo alcune tappe della
sua vita, senza sapere dove saremmo arrivate. Una storia la sua per noi importante perché appartiene alle fondamenta,
alle radici della Compagnia Missionaria.
Ho cercato di raccogliere e di riunire i pezzi raccontati, anche se l’ordine degli avvenimenti e del tempo, alle
volte si confondono. Ho rispettato il modo e la vivacità del suo stile per non
sciupare la freschezza e la ricchezza del racconto.
Grazie
Bianca: ce l’abbiamo fatta!!!
Bianca ti va di raccontare un
po’ della tua vita? Cominciamo dalla tua famiglia.
Sono nata in una famiglia
composta dal padre, madre e un fratello. Mia madre era originaria della provincia di Bergamo,
nord Italia. Mio padre non l’ho conosciuto perché è morto prima che io
nascessi. La mamma poi si è risposata così è nato mio fratello Guido che ora
abita a Bologna e ogni tanto viene a trovarmi. Sono dell’anno 1931 e ho già 92
anni; nata a Santa Maria di
Labante, una località di Castel D’Aiano
delle colline bolognesi a 600 metri sul livello del mare. Gli abitanti si
consideravano montanari, e queste origini mi hanno sempre fatto sentire che
anch’io, come loro, potevo considerarmi una montanara. Conducevamo una vita
normale di una famiglia comune. Da giovane sono andata a servizio in una
Famiglia a Bologna con la quale ho
sempre mantenuto i contatti. Devo riconoscere che nonostante la mia età, grazie
a Dio sto bene, non ho dolori; invece, la memoria è quella che è. Ed a parlare
della famiglia sento che i ricordi sono sbiaditi …
29 settembre
1961, prima consacrazione delle prime otto missionarieBianca è la
seconda da sinistra, in prima fila
Allora parliamo
della mamma? Bianca non mi lascia terminare la domanda e risponde prontamente in dialetto
bolognese
“El so me” = lo so io com’era! Una cosa ho chiara: mia mamma me le avrebbe “suonate” anche a 90
anni se le avessi dato delle risposte in qualche modo!!! Per dire che aveva
sempre ragione lei ... la mamma era una donna forte, in casa ha sempre
dominato, anche se dava l’impressione di lasciarci liberi di fare quello che
volevamo però, tutto doveva essere sotto
la sua direzione, sotto il suo controllo. Se avessimo chiesto una spiegazione
ci avrebbe risposto: “arrangiati”, però dovevi dirle chiaro che cosa volevi
fare. Siccome lei non aveva studiato e noi un po’ si, ci rispondeva: “ visto che abbiamo speso i soldi a farvi studiare adesso lavorate!”. Alle volte quando la facevamo disperare ci
rimproverava dicendo che ci avrebbe picchiato … ma erano solamente minacce perché nella realtà non ci
ha mai toccato.
Facciamo un
salto in avanti e raccontaci come hai conosciuto la Compagnia Missionaria.
Prima vorrei comunicare
alcune mie impressioni su p. Albino Elegante, nostro Fondatore. Padre Albino l’ho incontrato molto presto nella mia
vita cioè quando non ero ancora nella CM perciò a questi tempi ero giovane. E come dicevo ero a servizio in una famiglia
cioè non andavo a giornata ma ero proprio presso la famiglia, abitavo con loro
come se fossi una di loro. E sono stata fortunata perché era una famiglia molto
buona, amica. Non era di quelle famiglie pretenziose che ti mettono sotto i
piedi, si viveva alla pari. Lavoravo per loro, mangiavo con loro e qualche
volta si andava anche a spasso con qualcuno di loro. Ricordo che il papà era
una persona molto silenziosa, però si faceva sentire in alcuni momenti
decisivi. Con loro mi sono trovata bene.
Da qui ho conosciuto p. Albino in via Nosadella.
P. Albino Elegante SCJ direttore dell’Apostolato
della Riparazione (movimento di spiritualità nato negli anni ’45 – ‘46) ) l’ho
incontrato nel 1944 in occasione di una missione parrocchiale al mio paese di S. Maria di Labante. Vennero precisamente i
missionari: p. Agostini e p. Montrasio Sacerdoti del Sacro Cuore di Bologna
detti dehoniani. Alla conclusione venne anche p. Elegante, ma non avemmo un
incontro personale. In quella circostanza i padri fecero ad alcune persone
giovani la proposta dell’iscrizione all’Apostolato della Riparazione. Io accettai la proposta. Alla vigilia del mio
diciottesimo compleanno, la divina provvidenza mi diede la possibilità di
partecipare a un corso di esercizi spirituali organizzati dall’Azione
Cattolica, a Bologna. In quella occasione chiesi al Signore la grazia di
incontrare un bravo confessore. Come dicevo avevo cominciato a lavorare a
Bologna presso una famiglia.
Una domenica, mi recai
nella chiesa della Madonna dei poveri, in via Nosadella, sede dei Sacerdoti del
S. Cuore, a cercare p. Elegante, perché mi era stato consigliato da una persona
di fiducia, come confessore. Non fu facile trovarlo quel giorno perché era
sempre fuori per incontri e predicazioni. Una bella domenica lo trovai. Mi
presentai a lui dalla porta della sacristia, dicendo che lo cercavo da tempo.
Alzando il dito e senza parlare mi indicò il confessionale, poi andò in confessionale.
Non è che io m’incontrassi
tutti i giorni... però a un certo punto mi decisi di fargli una “dichiarazione”
(diciamo così), dirgli che avevo bisogno
di qualcuno che mi aiutasse a vivere la
mia vita con un indirizzo diverso dai soliti. Padre Giuseppe, - così si
chiamava allora – era di poche parole,
severo e deciso, ma anche paterno e comprensivo in confessione. Questo era un po’ il suo
stile nelle relazioni. Con il passare del tempo poi migliorò molto il suo modo
di relazionarsi. Ricordo che era una
persona di guida, perciò, mi piacque perché potevo avere qualcuno a cui fare riferimento.
Mi confessavo da lui, sapevo l’ora della messa e quando potevo, andavo alla
messa che lui celebrava. Avevo chiaro che volevo una vita di consacrazione e ne
ho parlato con lui. Cioè sentivo che in quel momento il matrimonio era già fuori dalla mia mente,
non pensavo di sposarmi e neanche ragionavo per dirmi: allora cosa farò? Che
tipo di consacrazione? Poi con lui ho chiarito e sono andata avanti… E la mia formazione comincia da qui.
Bianca, allora parliamo di formazione. Ricordi la formazione
dei primi tempi … il clima che si viveva? Per aiutarti nel pensiero ti leggo
una frase trovata su un documento formativo della CM di oggi. Era proprio così
anche all’inizio?
“La formazione è stato un impegno che ha caratterizzato sempre
dai primi anni il giovane Istituto, ma
ha anche caratterizzato un grande desiderio di evangelizzazione e un forte
anelito missionario. In questa formazione hanno collaborato diversi Padri
Dehoniani, facendo lezioni di teologia, di filosofia, di liturgia ... .in via
Guidotti… più tardi alcune missionarie hanno frequentato la scuola di teologia
allo Studentato delle missioni”. (cfr. 60 anni di storia sulle strade del mondo)
Bianca si fa seria e mi risponde così: Sì era proprio così! La
CM nasce nel 1957 e p. Elegante era il fondatore, direttore dell’apostolato
della riparazione, professore di spiritualità e datore di lavoro. Le giornate erano impegnative: preghiera, lavoro,
studio…
Una costante nel pensiero
del Padre, così chiamavamo p. Albino, è
sempre stata quella della nostra preparazione a tutti i livelli: professionale,
culturale, morale, spirituale, teologale e missionaria … I temi prioritari del
primo anno furono la spiritualità e la morale con la partecipazione dei Padri
dehoniani professori allo Studentato e con vari incontri con Padri missionari e i Vescovi di passaggio. La
nota dominante delle nostre giornate era: la preghiera, la gioia, il silenzio. Solo le ricreazioni giocando a palla volo,
erano rumorose!!!
Però prima di arrivare a
tutto questo, c’è stato un periodo pre CM molto importante, che ci ha aiutato a vivere insieme, a chiarire meglio
ciò che volevamo in futuro. Cercavamo
una vita di consacrazione ma non in convento, si pensava a qualcosa d’altro, a
una consacrazione secolare, nel mondo. Io sono stata una delle prime quattro
che hanno cominciato a ritrovarsi
insieme. Io, Bruna, Cesarina, poi è arrivata anche Irene. Altre quattro ci
frequentavano.
1974. A Bagnaia (VT)
All’inizio ci siamo messe
a collaborare con la Pia Opera, che era un’attività dei dehoniani. La Bruna ci
lavorava a tempo pieno … in seguito io sono stata inserita nella libreria
dehoniana, io che in quel tempo avevo
solo le elementari (Bianca fa una risata)
(ho fatto poi più avanti la terza media). Ho quindi collaborato con la libreria dehoniana, dovevo almeno saper leggere e me la cavavo bene perché mi
piaceva leggere … Mi piaceva il lavoro
in sé e quando non c’era nessuno leggevo
le recensioni delle novità che arrivavano perché così, se fosse venuto qualche cliente avrei potuto
spiegare e dare consigli. E poi sapevo
come fare per accogliere le persone. Ero giovane e sveglia anche se non avevo
studiato! Però questo non lo dicevo a nessuno quando venivano in libreria. Ero
intelligente e sapevo gestire la situazione …e ripeto questo lavoro mi
piaceva proprio … praticamente io ero
anche presuntuosa, perché mi davo importanza, non l’avevo ma io me la davo (risata!) . Sentivo la responsabilità di questo lavoro che i padri dehoniani mi
avevano affidato ed io l’ho preso a cuore. Ripensando oggi a quel che ho fatto debbo dire che me la sono cavata
bene nell’assumere una tale responsabilità.
La Cesarina e la Bruna lavoravano alla Pia Opera.
Cesarina era un po’ come
la “capa”, era l’unica che aveva studiato. Lavorare alla Pia Opera ci aveva
aiutato anche dal punto di vista economico. Eravamo proprio all’inizio e non
sapevamo esattamente come sarebbe stata questa Compagnia Missionaria del S.
Cuore, non sapevamo se la strada ci portasse a un istituto religioso o
secolare. Però fin dall’inizio avevamo chiaro che non volevamo essere religiose
ma secolari…ma di questa realtà ancora non si sentiva parlare, era una realtà
conosciuta da pochi. Però con l’esperienza, confronti , riflessioni, vari studi e pregando siamo diventati
Istituto Secolare della Compagnia
Missionaria del S. Cuore, ed era quello che volevamo… Questo cammino di chiarifica
ci ha coinvolto un po’ tutte e anche alcuni padri dehoniani che ci hanno
appoggiato e accompagnato. Alcuni però non capivano questo nostro modo di
essere ci trattavano come religiose … e per noi non era facile condividere
questo modo di vederci .… Ne parlavamo tra noi e lavoravamo come si dice,
sottosotto, inizialmente non ci capivano e pensavano che fossimo suore... poi
si sono ricreduti e ci hanno capite e hanno cominciato a chiamarci per nome o signorine. Comunque, dobbiamo
riconoscerlo che con il passare del
tempo le cose sono cambiate e siamo
state comprese e valorizzate!
Come dicevo c’era anche la
Bruna pero lei aveva un carattere diverso dal mio. Un po’ timida e la sua
timidezza alle volte la esprimeva in durezza, si difendeva ... però e questo
l’ho capito dopo, usava queste maniere perché lei si credeva incapace di determinate
cose, allora prendeva questo atteggiamento. Ricordo che in quel tempo lei aveva
in mano anche la parte economica del gruppo nostro e c’è stato un periodo che Bruna cucinava per noi. Era una persona
buona come il pane, però voleva essere lei la padrona e avere la responsabilità
interna alla casa. Molto disponibile per le cose di casa, meno per gli incontri
fuori. La Bruna aveva il complesso di dover parlare, ma quando parlava, parlava proprio, nel senso che non si
fermava.
Poi c’era
anche la Cesarina, aveva fatto le magistrali, ma non aveva mai insegnato… era
un po’ come la direttrice e ci teneva anche a farlo… Irene era la più giovane,
in seguito ha studiato con me e la Bruna per prepararci alla terza media. Irene ha poi continuato gli
studi per diventare infermiera e altre specializzazioni a livello sanitario.
Poi in seguito è partita per il Mozambico. Io ero più portata per le cose
pratiche .... devo riconoscere che eravamo quattro persone diverse con
caratteri diversi e ogni tanto sorgevano delle difficoltà nelle relazioni tra
noi. Però eravamo state abituate fin dall’inizio a chiarire sempre e subito le
cose e ... dopo si riprendeva a vivere in comunione.
All’inizio eravamo come
“ballerine”, dove c’era bisogno si andava un po’ di qua un po’ di là, sempre
pronte, contente e disponibili, pur di
andare avanti.
1976. A San Benedetto del Tronto
(AP)
Vorrei tornare ancora sulla formazione a p. Albino e il suo modo di
essere … In quel tempo era lui che ci faceva la formazione. Era un tipo deciso
e alle volte sembrava anche austero, però quando ti mettevi in confidenza con
lui era di una dolcezza straordinaria, mite, non contraddiceva mai. Quando si
parlava personalmente però prolungava poi il discorso con la sua sapienza … Io
mi trovavo bene con lui perché mi aiutava a pregare senza darsi importanza
(adesso lo capisco meglio) guidava i miei passi. A un certo punto ho capito che guidava oltre a me, a noi,
parecchie altre ragazze. Arrivò il momento in cui ci propose di vivere come
gruppo…
Ricordo che prima di tutto era un
tipo esigente e come primo avvio di una formazione ci fece riflettere sui
comandamenti e lo fece per parecchio
tempo… lui ci dava domande e risposte, poi quando ci incontravamo noi dovevamo
dare le risposte giuste. Ma non dovevano essere solo formule o parole dovevano
esserci anche i fatti, dire cioè come
ciascuna si era comportata in questa o quella situazione e ci interrogava. La
formazione che ci dava era ben concreta, come una correzione, una verifica
del comportamento tra noi, con la famiglia, con coloro che
frequentavamo… E aveva il suo modo di farti un’osservazione perché quando ci
parlava ci portava degli esempi per farci capire dove avevamo sbagliato… io
avevo imparato quando ogni tanto si andava per un colloquio, a chiedergli
spiegazioni di quello che non capivo.
Lui teneva conto delle osservazioni che facevamo e poi delle volte anche
lui mi faceva domande per conoscermi di più: come vivere questo, come fare
quello… e mi dava consigli. Adesso pensandoci, io mi sentivo sempre un asino di
fronte a lui… ma capivo l’importanza dei suoi interventi e richiami. Capivo che
era una maniera per conoscermi, ma anche per raddrizzare il mio cammino di
formazione…
CONTINUA...

realizzare il progetto di dio su di me
Ho accettato la sfida che
mi è stata fatta da Celestina Camacho di scrivere un articolo per Vinculum. Effettivamente,
da tanto tempo non ho comunicato con questo mezzo, con tutta la CM e lo faccio
adesso.
Sto leggendo il libro: “Um Percurso de Vida e de Pensamento” di Lúcia Correia nel quale lei comunica il
suo percorso di vita e di pensiero utilizzando gli articoli pubblicati su
diverse riviste ed anche su Vinculum. É molto interessante e ne raccomando la
lettura.
Però quello che scrivo oggi ha come punto
di partenza le risposte al questionario inviato dal Consiglio Centrale alle
Missionarie ed ai Familiares intorno al capitolo II° “La nostra fisionomia”
(Statuto delle Missionarie) e “Il nostro programma di Vita” (Statuto dei
Familiares).
La conoscenza della Compagnia Missionaria ha dato un nuovo senso alla mia vita e spiego di seguito il perché.
Sono nata da una famiglia molto religiosa ed ho frequentato alcuni collegi religiosi; ho studiato Letteratura alla
Faculdade Clássica de Lisboa, dove ho presentato la tesi su un poeta di Madeira “L'opera poetica di Francisco de Paula Medina
e Vasconcelos”. Ho svolto un tirocinio e ho presentato la tesi per l'esame di tirocinio “Contributo a una Psicopedagogia della Grammatica”.
Poi sono andata a Parigi per frequentare i corsi della “Alliance Française” e contemporaneamente ho lavorato part-time presso una
famiglia francese come “au pair”. Ritornata a Funchal ho insegnato Portoghese e Francese nelle scuole pubbliche.
Mi sforzadei aulas de Português e Francês em escolas públicas. Mi sono impegnata ed ho cercato di trasmettere la conoscenza agli
studenti e far loro sviluppare le loro capacità intellettuali e umane. Dal punto di vista pastorale, ero catechista, visitavo i carcerati,
ero membro dell’Azione Cattolica. Nonostante questo, non mi sentivo né felice e nemmeno realizzata.
Un giorno, un sacerdote mi chiese in
confessione cosa facessi ed io ho risposto che insegnavo. Lui ha capito che mi
mancava qualcosa per dare senso alla mia vita. Mi ha parlato della Compagnia
Missionaria del Sacro Cuore e mi ha dato il telefono delle missionarie. Teresa
Castro e Lúcia Correia sono venute a Funchal ed io ho parlato con Celestina
Camacho invitandola ad essere presente. Ho trovato la mia vocazione che era
l’offerta della mia vita al Cuore di Cristo per essere segno del Suo Amore per
tutti noi. Nell’ “Ecce Venio” di Cristo e nell’ “Ecce Ancilla” di Maria è
compendiata tutta la nostra vocazione, il nostro fine, il nostro dovere e le
nostre promesse. Come missionarie del Sacro Cuore di Gesù siamo chiamate a
vivere la vita di amore fino a farci comunione con Dio e con i fratelli. Come
Gesù e la Madonna ci manterremo aperte al “si”.
Il gruppo CM di Madeira è
formato da 5 missionarie e da 7 familiares. Facciamo insieme il ritiro mensile
ed alcune missionarie accompagnano i Familiares in alcune riunioni. Noi missionarie ci riuniamo ogni quindici
giorni e mensilmente per i ritiri. Non sentendo bene anche se uso gli apparecchi
uditivi, mi costa non partecipare attivamente come sarebbe mio desiderio.
Siccome mi piace leggere,
faccio il riassunto delle Encicliche del Papa: “Luce della Fede”, “Fratelli
Tutti”, “Laudato Si”, di testi sullo Spirito Santo: “Spirito Santo fonte di vita
e di amore”, “Lo Spirito Santo implora Abba!
Pai”, “Lo Spirito Santo che ci fa dire:
Gesù è il Signore”, “Lo Spirito Santo
che ci consacra ed invia in missione”, “ Lo Spirito Santo che prega in noi”, “Lo
Spirito Santo Consolatore”, “Non spegnete lo Spirito”. Li distribuisco al
Gruppo, così come i testi inviati dal Consiglio Centrale. “Dalla Sinodalità, all’autorità del servizio” di Daniela
Leggio, il riassunto della Consulta delle Responsabili di p. Renzo Brena scj. Consegno
questi riassunti al gruppo delle Missionarie.
Come vivo il mio si nelle
circostaze attuali della mia vita? Partecipo quotidianamente alla Eucaristia
nella Cattedrale di Funchal e sono lettrice nella Messa delle ore 11 del
venerdì. Nella famiglia: mi occupo della mia sorella ammalata di 91 anni. Ho
una cognata ed un nipote che vivono nel continente e chiedono aiuto economico. Ho
2 pronipoti (figlie di nipoti) non sposate ed ho dato loro alcuni documenti
riguardanti la CM. A livello sociale appoggio economicamente una ex impiegata
che è ammalata.
Sono consapevole che il
Signore mi chiede molto e che dò poco ma con la Sua Grazia e di Maria Sua e
nostra Madre, continuo ad impegnarmi per realizzare il progetto di Dio su di
me.
Madalena, seconda da destra, con missionarie e familiares a Madeira
