Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffusa in varie regioni d'Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.
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09 / 08 / 2024
Agosto 2024
Edvige Terenghi, amministratrice centrale, visita i gruppi in Mozambico....

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09 / 08 / 2024
Agosto de 2024
Edvige Terenghi, administradora central, visita os grupos em Moçambique....

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09 / 08 / 2024
19 ottobre 2024
Assemblea italiana, in presenza, a Bologna, e in collegamento online...

una vita sotto un cielo africano
Intervista
a Lisetta Licheri
La vocazione non nasce dal nulla, è sempre inserita
in un contesto di storia. Ci racconti la tua?
Non è facile ricordare tanti particolari dopo più di cinquant'anni. Ero una ragazza come tante altre, con l'esuberanza e tanti sogni dei miei diciannove anni. Sono
sarda, (di San Vito, a pochi chilometri
da Cagliari), amante del mare e della natura. Nata nel lontano 1940. Mio papà era contadino e mia mamma casalinga.
Sono la settima di otto fratelli, due maschi e sei donne. Alla fine della seconda guerra
mondiale è arrivata a casa
nostra anche una zia materna col marito e tre
figli. Erano arrivati dalla città di Fiume senza niente. Hanno vissuto da noi
finché non sono riusciti a creare un minimo di condizioni per continuare la
loro vita da soli. Ha vissuto con noi anche mia sorella maggiore con quattro
figli che é rimasta vedova a trentadue anni. I miei genitori erano cattolici,
mia mamma era praticante e mio papà frequentava solo nelle feste e nei funerali. Persone semplici,
ma di una forte integrità morale. Pur con tante persone il clima familiare era
sereno e "caldo". Ad un certo punto ho sentito l'interrogativo di
come spendere la mia vita. Avrei potuto costruire una famiglia, ma mi sembrava
una scelta molto stretta per i miei desideri. Dedicarla agli altri attraverso
una consacrazione? Negli anni sessanta si conoscevano solo gli Istituti
Religiosi e questi non mi attiravano. Sentivo il desiderio di svolgere un
servizio al prossimo e di una testimonianza discreta, anonima che mi
permettesse di inserirmi in vari ambienti. Accantonai l'idea pensando che tale
progetto non era per me. Pensavo: tra le mie
sorelle e amiche c'eranogiovani
migliori di me. Il tarlo continuava a rodermi dentro finché ho conosciuto la
Compagnia Missionaria, tramite il suo Fondatore, Padre Albino Elegante.
Finalmente avevo trovato il “vestito” che mi piaceva, un Istituto Secolare, dove
le persone vivono la loro consacrazione nel mondo, inserite nei più svariati
ambienti, a modo di sale e di lievito. C'era però un problema: l'Istituto era
nato da poco ed aveva sede a Bologna e non c'era ancora alcuna consacrata. I
miei genitori avevano i loro dubbi. Ricordo che avevano mandato mio fratello
maggiore per conoscere l'ambiente. Dopo vari preparativi parto per Bologna.
Erano già iniziati gli esercizi spirituali per cui trovai un clima di
raccoglimento e di silenzio. Dopo gli esercizi mi sono inserita bene con le
altre giovani che ho trovato, persone giovani e allegre. Ho fatto fatica invece
ad abituarmi ad un ambiente chiuso. Ero abituata alla vita di campagna, andavo
in bicicletta ed in moto. I primi anni ho dovuto studiare. Al mio paese non
c'erano ancora le scuole medie. Ho frequentato le medie ed il corso di
Infermiera Professionale e di Assistente Sanitaria, in vista di una futura
partenza per il Mozambico. Nel 1964 ho
fatto la prima consacrazione. Non sono mancate prove: la lunga malattia e morte
di mia madre, la morte di mio fratello maggiore, a cui ero molto legata, e di
mio cognato. Sono stata sul punto di desistere. Ho pregato e mi sono fidata e
abbandonata al Signore e non mi sono pentita.
Partenze...ritorni.. !
Quali sfide hai dovuto affrontare?
Nel 1967, finita la formazione, ho preso la patente durante le
vacanze, in preparazione alla partenza per il Mozambico. La preparazione è
stata lunga, prima di arrivare in Mozambico. Premetto che essendo straniera, ho
dovuto prima andare in Portogallo, essendo il Mozambico una Colonia portoghese.
Qui ho dovuto frequentare un corso di
malattie tropicali, imparare la lingua ed essere così autorizzata ad andare a
lavorare in Mozambico. Il primo viaggio in Portogallo l'ho fatto in nave. Con
me sono partite tre missionarie portoghesi: due destinate al Mozambico ed una
al Portogallo. Dopo un anno di permanenza in Portogallo, c'è stata la partenza per il l'Africa. Teresa Castro ed
Ilda Candelaria sono partite prima di me perché
erano insegnanti e dovevano essere sul posto per l'inizio dell'anno scolastico.
Io sono partita il 21 dicembre e sono arrivata alla vigilia di Natale, come
dono di Gesù Bambino.Il mio compito era quello di assistere i giovani del
seminario e le persone dei dintorni.
Gli alunni erano circa 150.
Due le sfide principali che ho dovuto
affrontare: una a livello professionale, l'altra a livello culturale e
linguistico. A livello professionale e deontologico dovevo prendere decisioni
ed eseguire attività che non erano di mia competenza, ma del medico. Era un
problema di coscienza, tra scegliere di doverlo fare e non poterlo fare. I
medici più vicini distavano settantacinque chilometri di solo andata e
altrettanti per il ritorno, da dove risiedevo . Davanti alle situazioni che
rientravano in questo ambito, caricavo il paziente in macchina ed andavo dal
medico. Il medico era un militare e dopo alcune volte mi disse che se avessi
continuato così non avrei resistito molto tempo, perché il disagio che
affrontavo era pesante. Nonostante tutto mi incoraggiò e mi fece sentire con le
spalle sicure.
Altra sfida è stata quella della lingua;
avevo imparato quella portoghese. Mi dicevano che parlavo anche bene, ma questa
era la lingua ufficiale, quindi parlata da pochi. Occorreva imparare la lingua
locale, quella usata dalla maggioranza delle persone. Era importante per
comunicare sia per il lavoro che per la pastorale. Purtroppo le lingue locali
erano tante. Ne imparai una. Riuscivo a difendermi al lavoro. Col gruppo e con
la comunità cristiana decidemmo di dedicarci alla promozione della donna,
insegnando i loro diritti, misure igienico-sanitarie e alcune nozioni di salute
materno-infantile. La donna non godeva di grande considerazione, i lavori
pesanti doveva svolgerli lei. Le donne che avevano accesso alla scuola erano
poche. Comunque, Il lavoro non mancava. Uno spazio di tempo lo dedicavamo
anche alla pastorale. Un’altra
difficoltà era la lontananza dai propri familiari soprattutto per il fatto di non poter comunicare. I telefoni allora non
funzionavano e le lettere impiegavano tre mesi per arrivare. Questa difficoltà
veniva alleviata dal calore di tante amicizie, dei vicini che mi consideravano
come parte della loro famiglia.
Quale vento spira oggi in Mozambico?
A livello politico-militare il
clima non è molto tranquillo. Dopo gli accordi di pace siglati nel 1992 la
situazione politica non è stata sempre tranquilla. Tali accordi non sono stati
rispettati. I risultati elettorali sono
stati sempre truccati a vantaggio del partito del governo, per decine di anni. Naturalmente il partito
dell'opposizione reagiva anche con le armi. Spesso con danni materiali, ma
anche provocando feriti e morti. Per lungo tempo ci sono stati dialoghi tra
ambo le parti, ogni tanto si intravvedeva un barlume di speranza, ma non
approdavano alla pace. In alcuni momenti il paese è stato diviso in due e
questo creava grandi disagi. Due anni fa sono stati scoperti dei grandi debiti,
chiamati debiti occulti, fatti dall'ultimo Presidente emerito, provocando così
una grande inflazione e disagio economico. Le riserve di moneta straniera si
sono prosciugate e hanno creato sfiducia nei donatori, compreso il FMI che ha cessato di dare l’appoggio economico.
Il costo della vita è salito alle stelle con gravi conseguenze per le fasce più
povere con tagli alla Sanità e all'Istruzione. Questo ha creato malcontento tra
le persone.
Fai un “bilancio” dei
sentimenti che abitano nel tuo cuore in questo momento
Ho vissuto in Mozambico durante tutti questi anni, con un'interruzione
di 16 anni, vissuti tra Portogallo e Italia. Poi nell’anno 2008 sono ritornata
in Mozambico.
Guardando al passato, i sentimenti che vorrei esprimere sono di
gratitudine per la solidarietà e l'amicizia incontrata nell'ambiente di lavoro.
La serenità e gioia che vedevo nella gente , pur vivendo in mezzo a tanta
povertà, mi hanno arricchita perché
pensavo di dover dare tanto ed invece ho ricevuto molto di più! Alcune immagini
ed esperienze mi accompagnano sempre e fanno parte della mia vita: la luce che
illumina tanti volti di bambini e di adulti, lo splendore e i colori della
natura, sempre diversi e sempre nuovi, albe e tramonti indimenticabili, il chiarore del cielo trapuntato da
miriadi di stelle… il cammino fatto riguardo alla donna e alla sua promozione.
Il Mozambico è uno dei paesi dove le donne hanno fatto un lungo cammino di
apertura. Si sono inserite nell’ ambito politico, sociale, economico ed
imprenditoriale ed hanno avuto un maggiore accesso all'istruzione.
A livello ecclesiale ho partecipato alla nascita di una Chiesa locale,
una Chiesa Ministeriale, Chiesa-famiglia, dove i cristiani si sono e si sentono
responsabili di essa.
Non posso dimenticare la sofferenza per le tante vittime
provocate dalla violenza e
dall'instabilità politico-militare.
Per il presente, gli aspetti positivi della mia vita sono: il saper cogliere quello che la vita
mi offre, giorno dopo giorno, anche le piccole cose. Questo è il segreto per
affrontare serenamente le cosemeno gradevoli. In questo modo ho cercato e cerco
di vivere la spiritualità dell’ “Eccomi” e di offrire una testimonianza di
donazione serena, secondo quello che il nostro statuto ci propone. Riguardo al
paese: vedo positivo la presa di coscienza dei propri diritti e responsabilità
politica da parte di molti cittadini. Un grosso problema rimane ancora
l'estrema povertà, il 43% di
denutrizione tra i bambini con gravi conseguenze per il futuro, la corruzione
ed il mancato raggiungimento della pace duratura e definitiva con conseguente
sfiducia, insicurezza, che rende incapace da
parte delle Forze dell'Ordine di combatterla.
Per il futuro, sogno una pace che sia definitiva, che permetta al
Mozambico, ricco di risorse economiche come gas e minerali , pietre preziose,
pesca, legname pregiato e fauna , che tali ricchezze non siano esplorate da
Multinazionali. Sogno di vedere il Mozambico libero dallo stato di povertà
estrema, da tanti esploratori per potersi sviluppare e permettere ai cittadini
di vivere una vita dignitosa e serena. Questo è anche il sogno del popolo
mozambicano! Per questo si prega e si spera
Se tu dovessi scrivere un
libro della tua vita che titolo gli daresti?
Non sono una scrittrice e non ho mai pensato di farlo. Sono state
tante le esperienze vissute e le persone incontrate che mi troverei in
difficoltà. In questo momento sceglierei questo titolo: "Una vita sotto un
cielo africano". L'Africa mi ha
rubato il cuore. Il mio cuore batte contemporaneamente a due ritmi: quello
italiano per le mie origini e quello africano per quanto ho ricevuto durante la
mia lunga vita.
Se dovessi cominciare tutto da capo credo che non ci sarebbero cose
molto diverse! Ci sarebbero tante altre cose da dire e raccontare, ma
diventerei troppo lunga. Così concludo ripetendo e cantando con Maria: “L'anima mia magnifica il Signore ed mio
spirito si rallegra in Dio mio Salvatore...”.

rimanendo al mio posto
Intervista a
Giuseppina Orlando
Presentati: di dove sei, la tua
famiglia, la tua professione…
Eccomi a voi, dopo un lungo silenzio che tuttavia non ha
mai interrotto la comunione che ho sempre sentita viva con tutta la Compagnia Missionaria, perché
tutte e tutti siete presenti in ogni mia
giornata e nella mia preghiera. Sono Giuseppina Orlando di Angri, in provincia
di Salerno e faccio parte del gruppo CM di S. Antonio Abate. Sono la nona di
dieci figli (nel Sud prima le famiglie erano molto numerose!) e di questo sono
grata al Signore ed anche un po’ orgogliosa. Ringrazio il Signore di avermi donato
genitori che non solo mi hanno donato la vita, ma l’hanno arricchita di affetto, mi hanno fatto dono del Battesimo
e fatta crescere nella fede con il loro
esempio di vita cristiana. Con semplicità mi hanno trasmesso grandi valori come
quello della preghiera che alimenta la fede, della comunione in famiglia e con gli altri, del senso di
responsabilità al proprio compito e al dovere quotidiano, dell’apertura agli
altri. Fin da bambina, quando immaginavo
il mio futuro, la mia aspirazione era di fare un lavoro che fosse di aiuto agli
altri e così la mia mente andava spontaneamente al lavoro sanitario, nel quale
avrei potuto curare, salvare vite. Più avanti negli anni ho iniziato a sentire
il desiderio di consacrarmi al Signore, ma volevo farlo rimanendo al mio posto.
E intanto mi inserivo in parrocchia
assumendo diversi impegni.
Sono diventata infermiera nel
1975 e posso dire che ho svolto sempre il mio lavoro con grande amore e passione e ne ho ricevuta
tanta gioia. Sono stata per tanti anni nel reparto di ostetricia e ginecologia
e - vedere nascere i bambini mi
allargava sempre il cuore. Tante volte mi sono ritrovata a contrastare medici
abortisti . Il Signore si è servito di me come di un suo piccolo strumento a
servizio della vita nascente. Dopo un dialogo fatto con delicatezza,
comprensione e amore con donne che volevano abortire, la mia gioia era vedere
che rinunziavano a quella scelta di morte e portavano avanti la vita dei loro
bimbi. Mi sentivo così partecipe della loro maternità, una maternità diversa!..
E così sono nati nuovi pargoli! La gioia di questo lavoro mi dava tanta
serenità che quasi non avvertivo la stanchezza dei ritmi logoranti.
Come hai conosciuto la CM…la tua
vocazione vera e propria quando cominciò? Quale fatto o aspetto determinante ti ha fatto decidere per la CM?
La mia scelta di consacrarmi al
Signore: come dicevo prima – insieme a
Giuseppina La Mura, amica carissima e quasi una sorella per me, (che il Signore
ha chiamato a sé in età ancora giovane!)- ero in ricerca di una consacrazione totale a Dio e ai fratelli,
rimanendo al mio posto. Sentivo che questa era la mia vocazione. Una
consacrazione nella secolarità. Avevo maturato questa consapevolezza dopo aver
partecipato ad una missione tenuta da francescani nella mia parrocchia.
Al termine della missione mi è
arrivato per posta un foglio della CM
dal titolo “Gioventù in cammino” dove vi era la testimonianza di una
missionaria, Cesarina Assi (allora si
definiva: “una signorina”) che mi colpì.
Per Cesarina conservo gratitudine e un
affetto particolare. Iniziai allora a prendere i primi contatti con una delle missionarie, Annalisa Calore
che si trovava al sud. Fu un dialogo amichevole, ma ancora con qualche mia
perplessità e un po’ di paura. A quel tempo padre Albino Elegante,nostro
fondatore e alcune missionarie venivano al sud per un incontro mensile sul Vangelo.
Decisivo fu
per me e per Giuseppina La Mura il primo incontro organizzato a S.Antonio Abate
con Giuseppina Martucci. Ne conservo ancora un bellissimo ricordo. Noi, le tre
Giuseppine, dialogammo con piena semplicità, con serenità e libertà di spirito.
Alla fine desideravamo anche noi, come i tre discepoli di Gesù, piantare “tre tende” in quel luogo che ci
sembrava il nostro Tabor. Con Giuseppina
Martucci nonostante la distanza kilometrica che ora ci divide, continuo a
sentirmi in piena comunione e amicizia. Questo l’inizio del mio cammino nella CM, nella quale mi sono consacrata nel 1980. Guardando al cammino fatto, sento una grande gratitudine verso questa amata famiglia, per il cammino formativo e gli aiuti che mi
ha dato nel corso degli anni, soprattutto per avermi educata ad alimentare la
mia interiorità, entrando in quella cella interiore dove possiamo dare il “Tu”
al Signore e dialogare con Lui aprendo il cuore. La preghiera, soprattutto nei
momenti segnati dalla sofferenza, è la
mia forza e il respiro della fede. Due i
salmi che amo in modo particolare : il salmo 138/139: “Signore, tu mi scruti e
mi conosci” e il salmo 62 : “O Dio, tu
sei il mio Dio, all’aurora ti cerco…”.
La realtà della tua vita oggi.
Che rapporto hai con il territorio, con le varie realtà che ti circondano?
La sofferenza nella mia vita è
arrivata come una sorpresa. “Le mie vie non sono le vostre vie, i miei pensieri
non sono i vostri pensieri….”. Dopo
alcuni disturbi, è arrivata la diagnosi di cancro all’intestino che ha
richiesto un primo intervento chirurgico, seguito da cicli di chemio; dopo un anno si scoprono metastasi al fegato
con secondo intervento e nuove chemio, successivamente al polmone con un nuovo
intervento e nuove terapie di chemio. Attualmente i medici hanno consigliato di
non intervenire più chirurgicamente e di continuare a tempo indeterminato un
iter di chemio, iter non facile da
gestire per gli effetti collaterali che comporta in un fisico debilitato che si
ribella. In questo cammino di sofferenza porto nel cuore le tante persone che
lo hanno condiviso con me, tante ormai già accolte nel cielo.
In questa fase della mia vita,
ringrazio il Signore per quanto mi ha donato e continua a donarmi: la vita, la
fede, la vicinanza anche con la preghiera delle mie sorelle della Compagnia
Missionaria , le tante persone che il Signore ha messo sulla mia strada, amici,
parenti, colleghi e medici, ma soprattutto mia sorella Filomena che segue con
premura e affetto i miei passi, mi accompagna e mi supporta in silenzio
provvedendo a tutti i miei bisogni e…mi
sopporta nei tanti momenti difficili e delicati.
Oggi la mia vita ha una
dimensione diversa dal passato. Nel mio piccolo do ancora un piccolo contributo
di servizio alla parrocchia nel Centro di ascolto e nell’Azione cattolica. Ma
il più importante contributo che il Signore mi sta chiedendo è l’ offerta della
mia vita e delle mie sofferenze in unione all’Ecce Venio di Cristo e all’Ecce
Ancilla di Maria.
