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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffusa in varie regioni d'Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.
News
  • 09 / 08 / 2024
    Agosto 2024
    Edvige Terenghi, amministratrice centrale, visita i gruppi in Mozambico.... Continua
  • 09 / 08 / 2024
    Agosto de 2024
    Edvige Terenghi, administradora central, visita os grupos em Moçambique.... Continua
  • 09 / 08 / 2024
    Agosto de 2024
    Edvige Terenghi, administradora central, visita los grupos en Mozambique... Continua
  • 09 / 08 / 2024
    19 ottobre 2024
    Assemblea italiana, in presenza, a Bologna, e in collegamento online... Continua
briciole di bene
 
A distanza di poco più di un anno dalla morte del nostro fondatore p. Albino Elegante, questa volta vogliamo proporre alcune frasi tolte dagli scritti che ci ha lasciato. Sono …briciole di bene… germogli... che se accolti, coltivati e concretizzati valorizzano la nostra vita quotidiana. Sono parole buone che partono dalla nostra radice e se vogliamo possono  trasformare la nostra vita. A NOI LA SCELTA! Assemblea generale 2001 “Perdete tutto piuttosto che perdere la carità” “Dal Cuore di Gesù aperto sulla croce nasce l’uomo dal cuore nuovo, animato dallo Spirito e unito ai suoi fratelli nella comunità di carità che è la Chiesa” “Una vocazione così bella come la nostra richiede grande fervore e una grande generosità…” “Con Gesù dobbiamo amare, agire, soffrire… Egli è la guida, il centro, il fuoco, il riposo della nostra vita” “Diventa  intercessore  davanti a Dio per i problemi del mondo, della Chiesa, della tua famiglia”. “E’ una vera provvidenza avere un amico che ti stia a fianco, che ascolti le tue confidenze e ti sostenga nelle difficoltà, che ti stimoli ad avanzare…” “E’ la  spiritualità d’amore e di oblazione  che ci rende incarnazione viva di Cristo e ci porta a fare “comunione” con tutti  nell’autenticità della nostra fede”. “ Nella imitazione di Cristo un ruolo principale è svolto dallo Spirito Santo. E’ Lui, lo Spirito Santo, che ci dà  “il gusto del bene”. E il bene supremo è Gesù, è il suo amore, è la vivacità della nostra adesione alla sua verità, è la gioia che seminiamo sui nostri passi”. “Il nostro primo impegno deve essere la docilità. Lo Spirito Santo può costruire dei capolavori di grazia anche con la creta più povera”. “Teniamo lo sguardo fisso su Maria per ammirare e per suscitare nel nostro cuore la nostalgia    della sua grandezza”. “E’ necessario che ci manteniamo in frequente contatto con Cristo, tanto da impararne il pensiero e le modalità di vita. E da esprimerle poi con decisione, con la persuasione che Cristo ci vuole “parola” dei suoi sentimenti e delle sue opere per la salvezza del mondo”. “Al di là della consuetudine, della convenienza, delle prescrizioni, dell’opportunità......bisogna che ci sia in noi una vera sete di Cristo e la coscienza chiara che i sacramenti la possono sollevare. La sete di Cristo ci sarà, se Cristo abitualmente non sarà ai margini, ma al centro dell’interesse e della ricerca della nostra vita”. “Qualunque sia il nostro posto nel mondo, teniamo presente che siamo artefici del piano di Dio”. “La nostra casa dovrebbe essere come una Betania un luogo dove Gesù possa abitare volentieri e trovare una calorosa accoglienza, carità e spirito di servizio”. “La nostra casa dovrebbe essere luogo di accoglienza reciproca, di fraternità, di ascolto della Parola e di preghiera. Dovrebbe  essere un luogo dove si impara lo stile del servizio e della condivisione, nell’umile e gioiosa testimonianza di fede nel Risorto”.
il sorriso di p. albino
 
15 marzo: festa dell’ECCOMI e commemorazione di P. Elegante a S. Antonio Abate. Un giovane, figlio dei familiares  Gennaro e Lucia, offre il suo ricordo Da bambino, di volta in volta, mi ritrovavo a trascorrere delle domeniche a seguito dei miei genitori, i quali si incontravano con delle persone per meditare sulla vita di un certo Gesù. Non capivo cosa realmente facessero, ma vedevo in loro e nei loro amici tanta felicità e gioia, la stessa che provavo io nel giocare con gli altri bambini che in quelle circostanze incontravo. Gli incontri si tenevano regolarmente con cadenza, se non erro mensile, ma durante l’anno si verificava un evento particolare i cui preparativi iniziavano anzitempo: l’arrivo di Padre Albino. Sapevo che si trattasse del fondatore del gruppo e percepivo che la sua presenza fosse importante e sentita da tutti, poiché era proprio grazie al suo lavoro che questi amici potessero incontrarsi e pregare … ed io giocare! Fondatore è un termine che trasmette un’immagine di forza, coraggio ed impeto. Non nascondo che sentivo anche un po’ di turbamento alla notizia che all’incontro successivo padre Albino sarebbe stato presente. Arrivato il giorno tanto atteso, vedevi venirti incontro un uomo dalla corporatura minuta, occhi dolcissimi protetti da occhiali tondi, capelli bianchi e grandi orecchie. Insomma, del mito tanto temuto nessuna traccia. Ma qualcosa di particolare c’era ed era talmente palese che non è possibile non ricordare: il sorriso. Quest’uomo dall’accento “strano”, nonostante la tanta timidezza che avessi nell’incontrarlo, finanche a nascondermi dietro le gambe di mamma, mi donava un sorriso coinvolgente tale da far scomparire qualsiasi broncio. E allora, forse qualche potere ce l’ha… sa farti felice! Crescendo riesci a valutare le cose in un’ottica diversa e ad ampliare il raggio d’azione delle tue analisi sulla base delle esperienze vissute ed in virtù dell’educazione ricevuta. Oggi, posso affermare che la forza di padre Albino era proprio nel suo sorriso. Viene da chiedersi come sia possibile munirsi di quel sorriso. Cerchi, invano, una risposta nel mondo materiale, d'altronde, in tale contesto, è impossibile trovarla! La tua ricerca termina solamente in Cristo, nell’amore di Cristo. È l’incontro con Lui a donarti il vero amore, lasciandoti l’onere di trasmetterlo al prossimo. Il coraggio di Padre Albino è stato quello di rendersi disponibile a Cristo. Egli ha messo la sua vita al servizio della chiamata e ha dato esecuzione al progetto che Dio ha disegnato per lui. L’impeto mostrato nella sua evangelizzazione in terre così lontane è il frutto della vicinanza con Dio, fidandosi di Dio egli ha superato limiti impervi. Le difficoltà, infatti, nella sua opera non sono affatto mancate ma, sostenuto dal Cuore di Gesù, è riuscito ad attuare le sue idee. Grazie P. Albino, grazie per la Compagnia Missionaria, per le Missionarie e i Familiares. Grazie per aver contribuito indirettamente alla mia formazione umana e spirituale. Salvatore Mercurio
il mondo che viene e il mondo dove andiamo
 
Uscire! E’ necessario uscire, andare  incontro agli altri, immergerci nelle realtà concrete e condividere l’esperienza della missione. Dal 12 al 18 febbraio u.s. Martina, Edvige, suo nipote Igor ed io siamo andati a passare alcuni giorni nella nostra Casa per ferie, Villa San Giuseppe a Monguelfo. Avevamo come finalità quella di condividere momenti di preghiera, pasti, lavoro e convivio con le missionarie Fiora e Marta, Gianna, gli amici e volontari, con gli ospiti la gioia, il sorriso e il servizio. Mentre lavoravo, immersa nella realtà del mondo che veniva a noi attraverso gli ospiti che arrivavano da “mille strade diverse”: Italia, Lettonia, Canada, Indonesia, Svizzera, Uganda, Repubblica Ceca, Ungheria, Kossovo, Cambogia, Venezuela, Messico…ho pensato: queste missionarie che non sono partite per la missione Ad Gentes, sembrano perdute in mezzo a queste montagne, ma in realtà il mondo viene da loro. Ho continuato a pensare! Questa missione ha un duplice significato: il mondo che viene fino qui e il mondo dove vanno mediante il frutto del loro lavoro… Sappiamo che questa attività Casa per ferie supporta le diverse iniziative di animazione vocazionale e missionaria nei Continenti dove siamo presenti come Compagnia Missionaria. Così sono tornata a riflettere, questa volta, sulle parole di papa Francesco: “Uscire verso le periferie esistenziali e geografiche” e lì portare, incarnare e testimoniare il Vangelo. Ho colto in ciascuna delle persone che lavorano nella Casa un atteggiamento costante ad uscire da se stesse in una disponibilità totale per servire e amare incondizionatamente. Ho capito che la loro dedizione e donazione a questa causa ha il carisma dell’ospitalità e, in un orizzonte più ampio, le necessità dell’Istituto e, particolarmente la missione Ad Gentes. Il nostro campo di missione è molto ampio e diversificato…Rendo grazie a Dio dell’opportunità di conoscere la bellezza e la grandezza dell’arcobaleno che è la missione CM.
va' e fa' uscire il mio popolo
 
Missione popolare a S. Antonio Tortal (BL) dal 10 al 17 maggio 2015 In febbraio 2002 fummo impegnate nella missione popolare a S. Antonio Tortal (BL) – 700 m. di altitudine in vista dei monti del Cadore - insieme con alcuni fratelli cappuccini provenienti dalla Parrocchia di S. Giuseppe Sposo a Bologna, a cui appartiene la nostra fraternità di via Guidotti. A parte il freddo e il ghiaccio che ogni mattina bisognava togliere dall’auto, fu un’esperienza molto positiva e interessante, per l’entusiasmo del Parroco di allora D. Francesco Prade e per la preziosa collaborazione degli animatori giovani e adulti. Con alcuni di loro si sono mantenuti alcuni contatti, soprattutto quando ci hanno comunicato avvenimenti speciali: matrimoni, nascite e l’ordinazione sacerdotale di uno dei giovani. In particolare ci è rimasta impressa nel cuore la simpatica espressione di D. Francesco, che da qualche anno è andato a riposare in Dio: “È la nuova moderna missione”. E lui di missioni in parrocchia ne aveva fatte spesso con diversi gruppi di religiosi. Un momento del musical dei ragazzi Con gioia e gratitudine, più di un anno fa, ci è giunta la richiesta di una nuova missione. Proprio gli animatori laici hanno proposto al nuovo parroco D. Egidio Dal Magro di ripetere l’esperienza della missione di cui sentivano il bisogno, per ridare nuova forza alla vita della comunità, che si trova ad affrontare, come altrove, mutate situazioni sociali e ecclesiali. Il Parroco ci ha confessato con semplicità di non aver mai fatto esperienza di missione popolare, ma uno degli animatori più impegnati, Ezechiele, è il fratello di D. Egidio e, con sua moglie Barbara, non hanno fatto fatica a convincerlo del valore dell’iniziativa. Gli altri animatori sono in parte i giovani di 13 anni fa, oggi sposati con figli. Figlio di Ezechiele e Barbara è don Marco, giovane animatore di allora che oggi è viceparroco in un paese non lontano. Quando noi missionarie abbiamo incontrato il consiglio pastorale abbiamo trovato una sorprendente disponibilità a cercare insieme metodi e iniziative per preparare la missione e per realizzarla. Bisogna notare che il D. Egidio è parroco a Trichiana (4000 abitanti) e a S. Antonio (1000 abitanti). La distanza tra i due paesi è 5 km di curve. Insomma il tempo che può dedicare a S. Antonio è limitato, nonostante il suo impegno: la gente è preoccupata che lavori troppo ed è grata per il suo servizio. In questa situazione, il consiglio pastorale, le catechiste, gli animatori dei giovani e tutti i collaboratori hanno capito che la vita della comunità è affidata, oltre che al servizio del Parroco, anche alla loro responsabilità di laici battezzati. Potremmo dire che questa missione è stata una grande testimonianza dell’importanza della corresponsabilità dei laici nella vita della chiesa e nella sua missione evangelizzatrice. Scherzando, abbiamo soprannominato Barbara “viceparroco”. Nonostante il suo lavoro presso la Scuola materna, ha avuto in mano l’organizzazione della visita alle famiglie e agli ammalati, distribuendo il lavoro alle missionarie, al missionario P. Rocco Nigro dehoniano e agli accompagnatori. Alcuni di questi hanno saputo mettere in atto strategie simpatiche e intelligenti per preparare la visita delle missionarie e predisporre le famiglie all’accoglienza. Tutti loro, alcuni più timidi, altri più intraprendenti, ci hanno testimoniato di aver vissuto un’esperienza forte, di essersi sentiti missionari, di aver imparato a conoscere di più le persone e le famiglie. Numerosi sono stati i centri di ascolto del Vangelo nelle famiglie, la sera. Molti di coloro che ospitavano hanno sentito viva la responsabilità di invitare vicini e conoscenti. Grazie a tutti loro, non ci sono state perdite di tempo, abbiamo lavorato intensamente. Domenica 10 maggio, la missione si è aperta con il mandato missionario al mattino e con due momenti molto significativi e intensi nel pomeriggio: la processione con l’immagine della Madonna del Rosario cui è seguito il musical di bambini ragazzi e giovani, registe le catechiste. Titolo del musical il tema della missione che è anche il tema dell’anno pastorale diocesano: VA’ E FA’ USCIRE IL MIO POPOLO. Mosè è stato inviato da Dio a liberare Israele e Gesù è venuto a liberarci dal peccato e dalla morte. I discepoli di Gesù sono ancora oggi inviati ad annunciare il Vangelo, buona notizia di amore e di libertà per tutti. E questo è lo scopo della missione: ridare slancio all’impegno missionario della comunità cristiana per il bene di ogni persona, dai piccoli, ai grandi, agli anziani, ai malati. Naturalmente tutta la settimana di missione ha trovato vitalità nella celebrazione e nell’adorazione eucaristica quotidiane. Nonostante il temporale – unico in una settimana piena di sole – un gruppo di anziani ha partecipato alla celebrazione eucaristica in cui è stato amministrato anche il sacramento dell’Unzione. Assemblea parrocchiale Dopo gli incontri con i giovani, con alcune famiglie giovani e le confessioni del venerdì sera, il sabato numerosi sono stati i partecipanti all’adorazione eucaristica dalle 20 alle 24, nonostante che i giovani fossero andati a vivere un’esperienza di comunione e di riflessione in montagna con il parroco. Quando già la chiesa si stava chiudendo, a mezzanotte, sono arrivati e hanno chiesto di fermarsi un po’ anche loro davanti all’Eucaristia. Veramente è stata una richiesta commovente, che Orielda ha subito esaudito, accompagnandoli nella preghiera. Domenica 17, festa delle prime comunioni, al pomeriggio la missione si è conclusa con una partecipatissima assemblea parrocchiale in cui gli animatori, alcuni giovani e ragazzi hanno pubblicamente testimoniato la ricchezza dell’esperienza vissuta e espresso desideri propositi e suggerimenti per il cammino futuro della comunità. Noi missionarie, per bocca di Orielda, che ha accompagnato la preparazione della missione, abbiamo dato la nostra testimonianza, espresso la gratitudine al Signore e a tutti coloro che hanno lavorato alla realizzazione di questa esperienza d fede, di spiritualità, di missionarietà ecclesiale. Abbiamo anche lasciato alcuni suggerimenti e incoraggiato un cammino sempre più responsabile e generoso. Testimonianze durante l'assemblea Una missione popolare non è un toccasana. Non risolve tutti i problemi della comunità. Non si fa una volta per tutte. E non è vero che sia un fuoco di paglia. Soprattutto se non è affidata solo ai missionari, ma esige l’impegno condiviso tra missionari e laici della parrocchia. È un’esperienza ecclesiale che rinnova il cammino, ridà slancio, intensifica la vita di fede, impegna a una revisione e spinge a un rinnovamento. La quotidianità rischia di far appassire la fede e l’esperienza ecclesiale. O di stressarla. La missione è come gli esercizi spirituali. Il Papa per primo li vive ogni anno. Certo una missione non si fa una volta l’anno, ma ci sono comunità che sentono spesso il bisogno di ravvivarsi.
giugno 2015
 
una settimana speciale
 
Carissimi, vi aggiorno su quanto ho vissuto in questo ultimo periodo, inizio di gennaio, dopo la mia partenza per Matola, periferia industriale di Maputo, dove si trova il Seminario Filosofico di Sant’Agostino. Lí noi missionarie presenti in Mozambico, abbiamo trascorso insieme alcuni giorni per fare gli esercizi spirituali.  Abbiamo iniziato la sera del 3 gennaio e ci siamo lasciate il 12, per rientrare nelle nostre realtà di lavoro e di formazione. Abbiamo inserito 3 giorni di Assemblea dei gruppi per trattare e condividere problemi, dinamiche, progetti ed economia. Il resto del soggiorno in Seminario lo abbiamo trascorso in un clima molto bello di ascolto, riflessione, silenzio e preghiera. Il Seminario é un insieme di edifici dove vivono per 11 mesi l’anno circa 120 giovani in preparazione al sacerdozio. Dopo questo periodo, passano al Seminario Teologico Maggiore di Maputo dove li aspettano 4 anni di teologia, ultimo gradino prima del sacerdozio. Di fronte al cancello d’ingresso ci accoglie la statua del patrono Sant’Agostino, in pietra bianca. La chiesa è subito lì, seminascosta, in mezzo ad alberi frondosi che riparano dal sole cocente e dalla pioggia che, in questo periodo estivo, si rovescia sulla terra soprattutto la notte con uno scrosciare insistente sulle foglie della pera abacate (avocado) e del canho che sta maturando e scarica i suoi frutti gialli e tondi per terra, come palline da ping-pong. Il vasto giardino dá un senso di pace con le sue macchie verdi e rosse degli alberi di acacia. Dove non ci sono aiuole verdi di erba selvatica, c’é la sabbia rossa. Il predicatore é Dom João Carlos Nuñes, giovane vicario arcivescovile della diocesi di Maputo. É una persona molto interessante, semplice, dai tratti gentili. Ci mette a nostro agio raccontandoci qualcosa di sé, per farci comprendere che la vita può riservare tante sorprese, che siamo tutti molto diversi proprio per le nostre origini e culture familiari. Suo padre era un portoghese con la famiglia in Portogallo ma, dovendo vivere in Mozambico, si è preso come compagna una cinese, sua madre. Fino a 17 anni, ha vissuto come tutti gli adolescenti birboni, rubacchiando, facendo marachelle; lo ricorda sempre che ha anche rubato una moto. “Era um bandido, eu!” dice, a significare che la sua vita non è trascorsa sulla falsariga di quei ragazzini tutti casa e chiesa, anzi, lui proveniva da un’educazione senza Dio. Racconta che si è sempre sentito diverso dagli altri ragazzi cristiani, che conoscevano tutte le preghiere a memoria, che sapevano come ci si doveva comportare in chiesa. Lo fermavano in tempo quando lui voleva andare a fare la comunione come gli altri, mentre non era ancora battezzato. Quindi anche lui si chiede spesso come ha avuto inizio la sua conversione che, a suo parere, è dipesa molto dalle relazioni che aveva con i ragazzi cristiani della sua età, che lo conducevano nel percorso cristiano spiegandogli passo passo cosa stava vivendo con loro. Ci è molto piaciuto il suo modo di essere compagno nostro in quei giorni, con il suo bagaglio di storia personale vissuta anche nella sofferenza per la sua provenienza, per la diversa cultura e per il colore della pelle. Ciononostante non porta giudizi o recriminazioni verso le persone, piuttosto riconosce che il Signore si è servito di ciascuno di loro per portarlo al grande passo del sacerdozio e per questo nutre profonda gratitudine. La sua meditazione sulla “comunicazione” è supportata da esempi concreti vissuti nella ricerca continua di farcela a creare una “rete” di relazioni interpersonali positive con i vicini e i meno vicini. Per vivere in profondità la comunione che esprimiamo nel “Noi C.M.”, ha lavorato su parole-chiave come “accogliere, comprendere, accettare” gli altri, dove le diversità aprono ad orizzonti nuovi, rendono capaci di scoprire altre dinamiche di condivisione, di vita, di relazione. Non temiamo di “metterci in discussione”: “chi sono io? Chi sei tu?...l’altro? chi siamo noi?”. Cogliamo la forza dei talenti personali!, ai quali aggiungere sentimenti, emozioni, desideri... io ho dei talenti, l’altro non ha i miei, ma ne ha di suoi e mi completano... la stima delle diversità, nonché la chiara convinzione che ciascuno di noi ha in sé la “grazia” e il “peccato”. Fuggono veloci gli esempi di vita e la mente, che sta traducendo in italiano, non memorizza tutto e molto si perde. Peccato! Mi piace ora ricordare la parte che mi ha coinvolto di più e cioè quando Dom João Carlos ci ha parlato con competenza della nostra spiritualità e secolarità. Lui lavora molto in internet, pertanto ha consultato tutti i documenti che ha trovato e in particolare sulla nostra spiritualità che ha origini dehoniane. Ha consultato il n. 18 dei documenti scj, dove sono riportate le tre parole-chiave dei dehoniani e anche nostre, che Padre Albino ci ha lasciato come modalità di vita interiore in relazione all’ “amore che si fa comunione”: “A.O.R., A come Adorazione, O come Oblazione, R come Riparazione”. Ci ha anche detto. “Descupla! Scusate!, ma è anche colpa vostra se poche giovani vi seguono, perché non portate “fuori” tutta la ricchezza della vostra spiritualità! L’avete lì a vostra disposizione, la gustate voi, la vivete voi, ma dovete imparare a comunicarla”. È vero. Inoltre abbiamo anche il vantaggio della secolarità, mezzi e modi per lavorare anche in rete, e ce lo sottolinea, come farebbe un fratello con una sorella un po’ reticente, intimidita dalla grandezza della proposta. Ho vissuto bene ogni giorno di questo ritiro, nella gioia di ritrovare sottolineature conosciute ma proposte in modo nuovo, vivo, concreto, con quegli esempi personali che a volte possono costare perché evidenziano povertà, bisogno di aiuto, eppure tanto efficaci. Mi sono riconosciuta povera e peccatrice ma nella gioia di appartenere ad un Dio tanto sublime, misericordioso, ricco di bene e “rivolto” alla mia persona nella benevolenza, nell’amore che solo Lui può donare. La gioia di sapersi amati fa esplodere nel bene tutta l’energia di cui siamo capaci. Voglio portarmela a lungo nel quotidiano. Infine abbiamo vissuto due momenti importanti: venerdì 8 gennaio, Dalaina ha rinnovati i voti temporanei nelle mani della sua responsabile Mariolina Lambo, durante la celebrazione eucaristica vespertina nella Cappella del Seminario. Abbiamo fatto festa naturalmente, con canti in lingua e applausi di gioia, concludendo il tempo del silenzio con una buona cena. Sabato 9 gennaio dalle 10,30 in poi abbiamo preso parte alla santa Messa per la rinnovazione dei voti di incorporazione perpetua di tre nostre sorelle mozambicane: Julieta Carlos Mendez, Helena Enoque Matine e Amélia Gabriela Sitoe. In quei momenti io personalmente vivo una maternità felice, vedo la C.M. andare avanti verso il futuro con volti nuovi, lodo il Signore perché il seme che ha posto nel cuore di Padre Albino, quel 25 dicembre 1957, ha fatto germogliare altre piante di buon grano. Che il Signore le conservi e le faccia crescere in questa giovane Chiesa africana. La santa Messa è stata ben preparata da Anna Maria Berta con formulari curati e precisi, ma anche con la guida di Avelino, valente maestro di musica e danza, nonché amico da anni, che è capace di far danzare le giovani addette, durante la liturgia, con una grazia unica, adatta alla sacralità del momento. La celebrazione ha avuto il suo momento forte nell’offerta di sé, a Dio e alla Chiesa, di ciascuna missionaria con la formulazione del proprio impegno di vita a servizio del Vangelo. C’erano presenti amici e giovani delle parrocchie di provenienza delle missionarie, i parenti con le loro famiglie e, a celebrare, i relativi parroci, con Dom João Carlos Nuñes a presiedere. Egli ha rivolto alle missionarie festeggiate parole di forte presa di coscienza della propria condizione di laiche consacrate nel mondo, di incoraggiamento a vivere nella semplicità evangelica l’appartenenza a Dio e alla C.M.; ha ricordato passo passo quale impegno esse offrano alla Chiesa e all’uomo di oggi in nome del Vangelo, nelle scelte dell’Istituto e nella linea della spiritualità che ha la sua radice profonda nell’incarnazione di Gesú: “Ecce venio...ecce ancilla...”. Concludo così, con alcune tracce, alcuni pensieri, momenti intensi di condivisione e appartenenza... non è il tutto di una settimana speciale, ma è il desiderio di dirvi che è stata un tempo di grazia. Anche se rimane il “molto” da comunicare, spero che la parte migliore vi giunga in seguito, ad opera delle altre missionarie. In comunione. 
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